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Quando un disco parte con questi presupposti musicali e testi cristallini è praticamente impossibile parlarne male. Dopo soli due brani realizzi di essere davanti a un piccolo gioiello, d’ottima grana. I colori sono tanti, la musica avvolge, le parole cullano e allo stesso tempo sono rasoiate da evitare, ma anche no. Le atmosfere sembrano quelle di una festa di piazza, dove sono tutti impegnati in balli da capogiro e fiato corto, che sa di vino. I colori si fondono producendo nuove tonalità, la voce è calda e roca, in sottofondo un contrabbasso spinge, la fisarmonica riscalda l’aria tutto intorno. “Senza Smettere Di Fare Rumore” è proprio un bel disco, solare, onesto e che non ha paura di osare, “La Fine Di Un Se”. Poi si vola su ritmi che corteggiano il tango, “Le Ultime Dee”. Punti di riferimento? Paolo Conte, Bandabardò e Capossela ma è necessario sottolineare che Zibba è originale, a suo modo, e non ha bisogno di grandi nomi a cui ancorarsi. Inutile cercare uno spazio vuoto, nella serie infinite di etichette a cui siamo abituati a infilare gli artisti, per etichettarlo. Zibba oscilla fra rock, pop, folk, tango e jazz (”Cielo”) senza disdegnare qualche salto nel reggae (”Real”). Apparentemente sembra mancare un leitmotiv che dia continuità al tutto, potremmo inoltre tacciarlo di discontinuità, come se fosse un minestrone, ma non è affatto così perchè la poliedricità dell’autore agisce come collante per tenere insieme tutto. L’opener “Margherita” è travolgente, mischia dialetto genovese e italiano, il suo andamento è incalzante, in stile Goran Bregovic, “Neve D’Estate”, invece, è troppo simile all’insopportabile stile, e timbro, dell’ammorbante Luciano Ligabue, anche gli archi non aiutano a risollevare le sorti di un brano prevedibile. Buoni gli arrangiamenti amalgamati alla perfezione con la voce di Zibba, duttile e avvolgente. Echi dei Modena City Ramblers e ballate dal retrogusto molto triste, legate ad un amore dilaniato, “Anche Se Oggi Piove”, fatta di archi, chitarre acustiche mentre il basso intarsia melodie che cullano il cuore. Le emozioni sono il fulcro di questo lavoro. Ogni brano è un viaggio a parte, una collaborazione diversa, un pezzetto di strada fatta insieme ad un amico o al fianco di un perfetto sconosciuto, non c’è molto altro da aggiungere. L’unico modo per comprenderlo appieno è cercarlo, comprarlo o scaricarlo se proprio fosse necessario! Grande lavoro!! P.S. - Occhio alla “Festa Del Vino”, all’interno qualche chicca hard-rock, in chiave “diversa”!!
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