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Frutto della creatività delle giovani Viviane Albertine (Viv), Tessa Pollitt, Arianne Foster (Ari) e Paloma Romero (Palmolive), e nato sulla scia del primo punk inglese, Cut (1979) ne sovvertiva i cliché radicandosi su sfasamenti ritmici e su tempi irregolari e frammentati che meglio si sposavano con la percezione del ritmo femminile (“anti-macho rock rhythms”, secondo le parole di Viv). Messa in piedi da Palmolive nel 1976, la band si dedicò anima e corpo alla composizione di un set di canzoni che trovarono spazio anche in due Peel Session (nel settembre 1977 e nell’aprile dell’anno seguente), prima di essere immortalate su LP (il batterista Budgie rimpiazzò Palmolive dietro ai tamburi). Fondamentale la supervisione del produttore Dennis Bovell, che valorizzò la passione delle Slits per il reggae instradandole verso sentieri dub.
Cut è un perfetto meccanismo a orologeria: innescato da Instant Hit, stralunato primo pezzo dell’album in cui fa capolino anche un flauto, prosegue per vie tortuose incalzato da linee di basso avvolgenti, dalle stridule rasoiate di una chitarra ora martellante ora (di rado) quasi carezzevole, e da fantasiosi pattern di batteria. Da ricordare il brio di So Tough, di Shoplifting e di Typical Girls, l’indolente New Town, e Ping Pong Affair, atipica e amara “love song” che si riferiva alla relazione tra Viv e il musicista dei Clash Mick Jones. Bizzarra la rilettura di I Heard It Through The Grapevine (assente dalla scaletta originale), scritta da Barrett Strong e Norman Whitfield e portata al successo da Marvin Gaye nel 1969.
Questa ristampa è l’ennesima prova che le case discografiche stanno raschiando il fondo del barile: l’album, di per sé imperdibile, era stato riesumato già qualche anno fa, ma ora viene riproposto in doppio Cd con la solita grande abbondanza di extra. Vale la pena ricomprarlo? Forse no, se non siete fan e se non vi va di sentire quanto le sonorità del materiale proposto nelle Peel Session fossero differenti, così grezze, distorte e “banalmente punk”, da quelle scintillanti e piene di verve catturate dal 33 giri. Non mancano le bufale (l’inutile cacofonia di Liebe And Romanze, la superflua Typical Girls – Brink Style) e i momenti irritanti (sul secondo Cd, New Town con basso e chitarra scordati, e la tremenda versione 8-Track Demo di Adventures Close To Home). Però Spend, Spend, Spend (Toast Version) ha un testo diverso: può bastare?
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