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Atmosfere da brivido, note cadenzate e pesanti, una sezione vocale ereditata dal punk che emerge da un tessuto armonico infarcito di elettronica e che produce un effetto raggelante e destabilizzante su chiunque si ponga all’ascolto. E’ questo il ritratto del nuovo album di Johnny Grieco, ex vocalist dei Dirty Actions, di Genova, gruppo seminale della prima ondata punk italiana alla fine degli anni Settanta.
Su “Affanno d’artista” i sintetizzatori spazzano via le chitarre elettriche, nel segno di una continuità ideale con le anticipazioni contenute su “I’m Cool” un e.p. di qualche tempo fa. Però miracolosamente l’afflato punk è salvo, anzi diventa addirittura più forte, più cattivo e pungente. E’ diventato un punk sperimentale, a tratti volutamente irritante, una musica che si nutre della disperazione, del vuoto ideale dei nostri giorni e che ridisegna all’interno di ogni singolo brano disaffezione e malessere. Composizioni come “The Invisibile Enemy”, “It’s Time To End With God” e “What Could I Write?” riflettono le ansie esistenziali e per l’appunto l’”affanno” di chi cerca una salvezza dal Male proprio nell’espressione artistica. E’ una musica da non ascoltare a cena con gli amici, non sono brani adatti a fare da sottofondo, in nessuna circostanza. Godetevelo in solitudine questo disco, oppure con chi ha la vostra stessa sensibilità, e riesce a trovare gusto nel rumore. Vi segnaliamo la cover di “Rape Me” dei Nirvana, con quel sottofondo di archi a dir poco inquietante, e la splendida “Pasolini”, un brano da suonare ad alto volume nel vostro lettore cd, un mix di pop, punk e di elettronica da impazzire! Si riprende poi a martellare giù duro con “I’m So Crazy For Me”, “Mr Martinetti” e l’eccellente “Vulvarium”: Johnny Greco è un tipo pericoloso, dalla sua voce lontana e filtrata dall’elettronica, echeggiano soltanto malevolenza e dosi massicce di furore iconoclasta! Quando tutto intorno a noi si ammorbidisce, e anche i Green Day e i Sum 41, vengono definiti Punk, ecco che torna lui, Johnny, a ricordarne la vera origine! “I’m So Glad I’m Not Like You” e “The Land Of One Thousand Didgeridoos” ci avvolgono con dei travolgenti ed ossessionanti beat elettronici fino ad arrivare a “Ciao Genova”, un brano fortemente ribelle ed antagonista, con in sottofondo le grida e le sirene di quel drammatico e non dimenticato G8. Molto bella anche l’altra cover, quella di “Ziggy Stardust” di David Bowie, quasi irriconoscibile, perché riproposta in una chiave elettronica ancora più viscerale ed estremizzata di quanto seppe fare il Duca Bianco nel suo soggiorno berlinese con Iggy Pop.
E’ un album decisamente orientato che si muove nella direzione di una musica industriale che si mescola continuamente con il punk e con l’elettronica, che crea suggestioni sempre diverse, e che riflette tutte le influenze musicali di Gianfranco Greco, dall’Iggy Pop di “Zombie Birdhouse” ai Killing Joke, dagli Xtc ai più recenti Prodigy, in un diluvio di pulsioni nuove ed esaltanti. Da ascoltare.
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