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Jean Binta Breeze
Eena Me Corner
2009
Arroyo Records
di Enrico De Turris
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Se nella nostra (occidentale e presumibilmente moderna) società è difficile per una donna emergere per delle qualità che non siano meramente legate alla sua fisicità o alla sua presunta “disponibilità”, figuriamoci in una cultura affascinante ma umanamente sbilanciata come quella caraibica, possa questa scrivere poesie e pensare di ottenere un riconoscimento di qualsiasi genere dal pubblico più vasto. Faticavano già poeti dub di sesso opposto rimasti in terra jamaicana come Oku Onuora e meno chi è espatriato in Inghilterra come Linton Kwesi Johnson ma oggi, lontani i tempi e la classe delle reggae ladies come Rita Marley, Sister Nancy o Dawn Penn, il pubblico, vittima ed artefice dell’imbarbarimento generale, riesce a percepire la donna (nella cultura reggae e non solo) unicamente come un “culo” che si agita sopra di un palco a prescindere dai concetti che esprime. In questa premessa si muovono le artiste di talento che hanno sempre pensato più ai contenuti che al contenitore, già quando compongono canzoni, immaginiamoci poesia. In un mondo dove appunto il messaggio è il contenitore ed il contenitore è spazzatura, la dub poetry ovvero l’arte di recitare i propri versi (generalmente in patua jamaicano: incrocio tra inglese e dialetto locale) sui tempi lenti ed ipnotici in levare della musica dub ha molte poche chance di riuscire ad essere divulgato prima ancora che capito ed apprezzato . Jean Binta Breeze, prima donna a cimentarsi in questo genere ritenuto, anche senza il prefisso dub, territorio maschile, ovviamente vive a Londra dove esprimersi è “più facile”, dividendo la sua carriera di poetessa con quella di coreografa e scrittrice. In questa “avvilente” premessa,Eena Me Corner (“Nel Mio Angolo”) risulta essere un titolo certamente azzeccato. Dall’angolo in cui è relegata la sensibilità artistica meno becera e populista la parola dub ha più che altro la funzione di “convenzione linguistica” per rendere l’idea del tipo di lavoro che si persegue all’interno del disco ma la direzione che si prende è decisamente ambient ed elettronica, dove i versi che parlano di infanzia, ricordi, condizione femminile e riflessioni sulla vita come solo un poeta sa fare, riescono ad avere maggiore profondità poiché trasportati dal suono e dalla melodia di cui la cultura jamaicana non riesce a fare a meno come del ritmo. Sebbene l’artista viva a Londra questo disco è prodotto in Italia e contiene al suo interno un nutrito libretto con testi e traduzione a fronte per meglio apprezzarne il contenuto.
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20/02/2010 -
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