|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
The Magnetic Fields
Realism
2010
Nonesuch
di Eugenio Vicedomini
|
|
Due anni esatti dopo Distortion, i Magnetic Fields ci regalano Realism, il terzo per l’esattezza, all'insegna del sound "no-synth”. Mentre Distortion era stato registrato velocemente e rumorosamente nelle stanze di un appartamento di New York, Realism ha preso vita in un ambiente privo di distorsioni quale quello di uno studio di Los Angeles. Se il predecessore muoveva dall'esplicita intenzione di omaggiare il sound dei Velvet Underground e dei Jesus And Mary Chain, questo disco è una vera e propria dichiarazione d’amore a quella tradizione folk di stampo britannico a cavallo tra gli Anni Sessanta e Settanta. Il suono, come sempre, è magistralmente calibrato ed è un meraviglioso alternarsi di chitarre, fisarmoniche, tabla, banjo, tube, violini e violoncelli; strumenti, questi, che vestono con consumata maestria tredici canzoni ispirate. Sicuramente farà felici i fan dei primi Magnetic Fields (quelli di Holiday e quelli del capolavoro 69 Love Songs).
Nonostante qualche battuta a vuoto dovuta ad una ridondanza di trame musicali, Realism riesce a mantenere un livello compositivo sostanzialmente elevato. You Must Be Out Of Your Mind è una dolcissima canzone che riporta alla mente Rose Parade di Elliott Smith. Dada Polka (unico pezzo del disco che fa uso di una batteria) è un divertente esercizio pop prodotto alla maniera di Phil Spector. Interlude è una ninna nanna che esprime allo stesso tempo dolcezza e malinconia e sembra essere uscita direttamente dal genio creativo di Brian Wilson. We Are Having A Hootenanny, è un frizzante brano chitarristico di chiara ispirazione country/folk mentre I Don’t Know What To Say riporta alla mente l’Inghilterra pre-beatlesiana descritta nel film An Education. Il disco si chiude con un vero e proprio capolavoro dal titolo From a Sinking Boat: una magia creativa scaturita da soli due accordi come solamente John Lennon riusciva ad ottenere.
I Magnetic Fields (proprio come i Residents o Ian Garbarec) appartengono a quella cerchia di artisti che definirei di “stampo modale”. La mia osservazione non è da intendersi in senso jazzistico quanto al fatto che la band capitanata da Stephin Merritt, grazie ad una serie di album impeccabili, ha maturato nel tempo una formula compositiva perfetta che potrebbe andare avanti all’infinito in un percorso orizzontale senza riuscire, peraltro, a deludere i propri fan. E Realism ne è l’ennesima prova.
|
|
18/02/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|