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Gente ambiziosa, i Letti Sfatti. Fin dagli esordi nei tardi Anni Novanta, questo trio napoletano (composto da Jennà Romano alla voce e chitarra, Roberto Marangio al basso e Mirko Del Gaudio alla batteria) si è posto l’obiettivo di coniugare l’impatto del rock alternativo d’impronta anglosassone con la ricercatezza della canzone d’autore italiana. Mica impresa da poco. E non è un caso che stavolta, per meglio centrare l’arduo bersaglio, i Letti Sfatti abbiano rinfoltito le fila facendo ricorso niente meno che a Patrizio Trampetti, noto al grande pubblico per i suoi trascorsi con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e anch’egli figura (artisticamente) a metà strada. Nel caso di Trampetti: tra il rock e la tradizione popolare, con periodiche escursioni nella canzone cantautoriale, vedi anche le indimenticabili collaborazioni con Edoardo Bennato tra gli Anni ’70 e ’90.
Un sodalizio che si rivela quanto mai azzeccato, perché Come fiori tra i marciapiedi e l'asfalto ha testi mai banali (cosa rara nel panorama italico di oggi) e un suono up-to-date e incisivo (complimenti in particolare a chi ha curato il suono della batteria). In più contiene una manciata di ottime, alcune anche notevoli, canzoni, nobilitate dalla presenza non solo vocale di Trampetti e dal contributo di ospiti eccellenti quali gli ‘A 67, Capone & Bungt Bangt, Peppe Barra e lo scrittore Erri De Luca. Eccellente la doppietta d’apertura con Rivendico il diritto di tradire e Abbiamo perso la memoria da cui sgorga una chiara vena malinconica nonostante la tensione elettrica dell’esecuzione. Tra i maestri dei Letti Sfatti c’è sicuramente il buon vecchio Lucio Dalla, come rivelano alcune aperture melodiche, in particolare sull’episodio che è forse il fulcro dell’intero album: l’amara Questa città dedicata all’amata Napoli, sfociante in un bellissimo recitato di Erri De Luca, il quale, tra accettazione, cinismo e orgoglio tipicamente partenopeo ci racconta una metropoli che potrebbe essere (e forse è) molto migliore di quanto appare. Ma in generale un certo tono elegiaco si respira su tutti i brani di Come fiori tra i marciapiedi e l'asfalto, per via di liriche che un tempo si sarebbero definite “impegnate” e che in definitiva raccontano – sebbene sempre con grande humour – i dubbi e i travagli di una generazione che ad opinione degli autori “ha smesso di sognare”. Denuncia – tanta, e in questo caso meno obliqua del solito - ve n’è a iosa in A Casandrino ove il protagonista narrante è il tipico “nato per perdere” di uno dei più derelitti comuni dell’area napoletana; mentre nell’alt-rock di C’è chi è stanco di tutto e nel reggae di Lo stregone, Romano & Trampetti si dilettano a rappresentare, con sane industriali dosi d’ironia, una realtà, quella odierna, andata in corto circuito e le cui possibilità di redenzione appaiono al momento piuttosto scarse. Imperdibile – neanche a dirlo - la cover di Feste di piazza di Edoardo Bennato, cantata da Patrizio Trampetti che a suo tempo (1975), fu autore del testo comprensivo di quella memorabile immagine poetica dei “vuoti a perdere mentali abbandonati dalla gente”. La affronta, Trampetti, in maniera assai diversa dall’originale, sostituendo la strafottenza e il piglio polemico del Bennato prima maniera con un’interpretazione più accorata e sofferta, dove l’indignazione repressa nei confronti dello stanco rito della festa di partito esplode solo nel finale, viscerale e inarrestabile. Delle altre due cover, lascia freddini la troppo meccanica Il disertore (tratta dal repertorio di Boris Vian) mentre è senza mezzi termini esaltante Io mammeta e tu, il classico di Domenico Modugno che grazie anche al contributo degli ‘A 67 si trasforma in un brano esplosivo tutto da ballare: basi ben salde nella tradizione napoletana ma sguardo proiettato al futuro, in un mix rap/reggae/world music che la rende una delle migliori intuizioni che la scena di Napoli (e dell’Italia intera!) abbia offerto da una decina d’anni a questa parte. Il gran finale, poi, è affidato alla voce recitante di Peppe Barra – anche lui, con Trampetti, nella NCCP degli anni d’oro - che in dialetto stretto ci rende edotti sulle gioie e i travagli della Vita do musicista. Pura poesia popolare.
Ebbene sì: davvero un piccolo fiore, che si spera possa farsi largo tra i marciapiedi e l’asfalto di un panorama napoletano asfittico dove ultimamente il rock e la canzone d’autore sembrano aver perso troppe posizioni rispetto ai neomelodici e ai loro famigerati simili. Che i Letti Sfatti & Patrizio Trampetti possano dar luogo a un’inversione di tendenza? Noi glielo (ce lo) auguriamo. Di cuore.
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