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Che grande invenzione gli anagrammi... Le vie del rock sono infinite, l'atteso nuovo lavoro discografico di Edoardo Bennato, si trasforma in Incendiereste violino folk di Roboante Da Onde. Bellezza e potenza della lingua italiana. A pensarci bene c’è tutto il bennato-pensiero in questo anagramma. E allora giochiamo, provando a parlare del disco di Roboante. Per prima cosa occorre ignorare la trappola dell’autocitazione dell’artista Bennato, e non incorrere in frasi tipo “Questo brano ricorda tanto...”: perdiana, questo è l’album del gran ritorno nel salotto buono della discografia italiana, anzi in questo caso internazionale (Universal docet).
La gestazione parte da molto lontano, con l’uscita di lavori sistematicamente ignorati da media e industria discografica: due album live autoprodotti che contenevano Sinistro, Il gioco delle tre carte, C’era un re e, sul sito dell’artista, L’uomo nero. In mezzo al guado, l’uscita del libro Aldo Foglia-Edoardo Bennato Così è se vi pare, la partecipazione con Beppe Grillo nel periodo della "emergenza munnezza", l’abiura da parte del comico genovese nei confronti di Edoardo, il tanto discusso live per i giovani ex Alleanza Nazionale, la partecipazione a Viva Radio Due di Fiorello e Baldini, un live a Londra... Basta? Mica tanto. Con l’OnnivorVisione madre-matrigna che tutti glorifica e tutti distrugge, anche l’alfiere dell’italico rock ha vita grama. E allora, occorre ingegnarsi. Come a Londra, più di quarant’anni fa. O come a Napoli nel 2007 e nei pressi di Lodi nel 2008. Il materiale è tanto, si parla di cinquanta brani, e la band di Edoardo fa un primo lavoro di preproduzione. Risalgono a quel periodo i brani testè citati. In Lombardia, Giuseppe Scarpato e Niccolò Fragile cominciano a tessere quello che sarà il progetto sonoro, con lo zampino di Alessandro Britti che – voci di corridoio, lo giuro! - pare si sia speso per far sì che il matrimonio Roboante-Universal s’avesse da fare. E questa è la premessa.
Adesso, let’s play! L’oggetto del desiderio ammicca con fare osceno per venir scartato. La prima sorpresa è rappresentata dalla copertina realizzata da Paolo Ravalli: in pratica, la resa grafica delle tematiche dei brani, con l’artista apparentemente defilato, accomodato placido e ironico su un trono all’interno di una costruzione che ricorda un tempio abbandonato nella giungla. Il tutto sovrastato da un cielo plumbeo che spara fulmini: omaggio indiretto agli Straits di Love Over Gold e al fido Scarpato? Spulciando fra i credits si nota il debutto come editore di Franco De Lucia, al pari di Aldo Foglia amico-manager di Roboante. Per la produzione ci si è affidati a Fabrizio Barbacci, coadiuvato da un nutrito numero di musicisti ed alcune very special guests: Alfredo Golino al drumming, Nicolò Fragile alle tastiere, Davide Rossi agli archi. Gli altri musicanti: Giuseppe Scarpato alle chitarre, Franco Li Causi e Cristiano Dalla Pellegrina ovvero basso e batteria dei Negrita, Raffaele Lopez alle tastiere. E ancora: Gennaro Porcelli, Cesare Petricich, Drigo (Negrita) alle chitarre, Cesare Chiodo al basso, Daniela Carelli, Patrix Duenas, Angela Luglio ai cori, Gino Magurno per additional keyboards e programmazioni.
Il riff di chitarra assegnato al canale sinistro e la voce effettata ed inquietante al punto giusto aprono il viaggio elettronico del novello Colombo di Mi chiamo Edoardo. Navigante in un mare infido e tempestoso, sballottato tra sacro e profano, missione di pace o intervento armato che dir si voglia. Una canagliesca ottava di mezzo interrompe l’inciso che si stampa prepotentemente in testa. Chissà se Roboante ha voluto rievocare quel viaggio di tanti anni fa compiuto in Sud America da tre ragazzini... Con la title track si contende il ruolo di candidato per il nuovo singolo.
Per l'autore, il prototipo dell’ideale femminile va a braccetto con l’amore per Mr. Zimmerman: e così, armonica e fingerpicking a pioggia per colei che è Perfetta per me. Una giocosa ironia pervade le liriche del brano “Lei sui tacchi barcolla e rischia di cadere. E sua madre le urla che deve dimagrire...” E visto che quando una canzone -“licenziata” dal suo autore- diventa di dominio pubblico, mi piace immaginare che Roboante l’abbia dedicata a una mia amica di Bagnoli...
Un sogno, e l’asfalto liquido del ponte che unisce MemphisElvis ai Campi Flegrei racconta l’incontro fra due fratelli che scrivono la pagina che dà il titolo al lavoro. Le vie del rock sono infinite è, per chi scrive, la più toccante, il fil rouge ideale con "Non c’è tempo per pensare", altro capolavoro della stessa premiata ditta... forse perché anch'io 'non ho mai avuto vita facile' e appartengo a quelli 'con un passato discutibile, senza un mestiere rispettabile'... Da questa song, malinconica e grintosa allo stesso tempo, viene fuori tutta la rabbia contro “divieti , mode e dj”. Questi ultimi, a tutti gli effetti nuovi padroni del vapore discografico. Nel dolce annientamento onirico, sdraiato, e con lo sguardo estasiato di Bob De Niro in "C’era una volta in America", Roboante visita la Bagnoli che non c’è più, quella della sua infanzia. Bello il raddoppio di Cristiano Dalla Pellegrina sul rullante. Sublime il "risento la radio degli americani che infetta di rock i conservatori", laddove "conservatori" assume un doppio significato.
Un’intro tagliente di chitarre ricompone la coppia d’oro dell’annata 2007. Britti & Roboante firmano In amore, una song che propone l’Eterna Schermaglia fra "opposte fazioni" perchè, citando John Gray, "men are from Mars, women are from Venus". Pertanto, mai fidarsi di chi continuamente in vite real-virtuali "si traveste... perché si distingue da tutta la gente per bene". Il ritornello è autentica dichiarazione in puro stile corsaro: "Ma quello che penso davvero lo dico e lo nego per non finire sul rogo". Diffidare anche dalla pletora di cantori d’amore perché chi tenta di illanguidire "è stonato. E chi ha sempre promesso di spiegare l’amore ha imbrogliato..." Di grande impatto il finale d’archi di Davide Rossi.
All’interno del gineceo di Roboante c’è una nuova figura: una piccola donna del futuro. Dal piglio rivoluzionario, figlia del remoto sud del mondo, troppo spesso sbandierato ed ignorato, che in un giorno non troppo lontano sarà capo dell’attuale prima potenza. È lei quella in cui riporre le speranze di un pianeta allo sbando? Forse si. E non c’è contraddizione fra sentimento e rivoluzione. Archi incalzanti –alla cui scrittura ha partecipato Roboante - nel middle eight che lancia il solo di Giuseppe Scarpato.
La chitarra acustica evoca il compianto Bo Diddley. Alla chitarra slide e ai tom della batteria il compito di dare il benvenuto tribale alla “cara figlia di papà” di Io Tarzan e tu Jane. Costei è l’erede designata della protagonista tratteggiata nel lontano 1975 in "Ci sei riuscita". Allora era foresta, oggi è giungla in cui esibire un posticcio ruolo da fondamentalista verde radical-chic. Salvo poi far marcia indietro per ritornare all'altra giungla: cittadina, casalinga, televisiva, triviale, gretta e antropofaga. La canzone è contrassegnata da un ritornello efficace condito da fraseggi di chitarra tanto cari agli U2.
La stessa chitarra che sembra non voler trovar pace accompagna il viaggio di Un aereo per l’Afghanistan, dove ritorna l’intuizione di Roboante per il nodo irrisolto e in perenne esplosione rappresentato dal continente asiatico. Cos'è mai questo impegno? “Missione di pace o strumento di aggressione?” Occorre stabilirlo sia che ci si trovi come spettatori passivi di un notiziario in tv, o che ci si atteggi a rivoluzionari de noantri "nel teatrino di un centro sociale"...
N meets N: Nashville incontra Napoli e partorisce l’editto-sfida de Il capo dei briganti che dal suo avamposto governa l’antistato contro quel che resta di uno stato troppe volte complice e connivente. Sostenuta dall’efficacissimo fingerpicking di Giuseppe Scarpato, inframmezzata da una chitarra di Knopfleriana memoria, nonché dagli spunti di tastiera di Raffaele Lopez, la ballata si impenna nella morsa della taranta per fare fronte comune contro le truppe del tiranno. Fra i miasmi puzzolenti di quintali d’immondizia e i bagliori sinistri di blindati dati alle fiamme.
John Belushi e James Brown avanzano salmodiando gorgheggi spiritual, spalmandosi di creme e misture preparate da colei che, a torto o a ragione, funge da capro espiatorio per l’ipocrisia di bigotti benpensanti. E allora, perché non gridare: WANNAMARKILIBERA? Un drumming sincopato insieme a un tappeto di Hammond fungono da spina dorsale al brano che è sentito omaggio alle radici di King Elvis. Nell’esplosivo ritornello la voce di Daniela Carelli fa da splendido innesco a quello che potrebbe diventare un piacevole tormentone da alta classifica.
Una ritmica dal sapore colloquiale introduce l’ideale prosecuzione della title track. In fondo, quella di Roboante sarà un’eterna Vita da Pirata spesa sulla schiuma di mari ancora da esplorare, o sul disegno della Donna ancora da incontrare, non importa in quale parte del mondo. Il refrain potente, e il semplice, ma efficace, solo di Drigo ci comunicano che siamo ancora dalle parti del signor Knopfler. Nella seconda parte il ritornello sostenuto dai bellissimi cori si allunga e tocca vette intense, cambiando linea melodica. Mi permetto di far mio un verso che diventerà motto ed epitaffio: "E confesso il mio peccato, io non mi accontento mai..."
Per Roboante, Cuba è uno degli approdi felici. Questa morbida ballad tratteggia la bellezza languida di un luogo sospeso in un limbo invalicabile. D’atmosfera l’intervento di Fabrizio Barbacci al pianoforte.
È il momento di riscrivere la storia della nostra strana nazione. Gli americani ci sfottono, notando che tiriamo fuori le bandiere nel momento in cui andiamo tutti "nel pallone". Forse hanno ragione. Le storie per bambini cominciano con "C’era una volta"... per gli adulti basta dire che una volta C’era un re, che nel maldestro tentativo di allinearsi agli altri reali europei combinò un guazzabuglio e un equivoco che arriva fino ai giorni nostri. Prodotta e suonata nel periodo caldissimo dell’emergenza monnezza a Napoli, è un rock-blues asciutto e nervoso dove spadroneggia la coppia chitarristica Porcelli-Scarpato. Il finale è affidato a suoni onomatopeici a ricordare che "c’è chi brucia la bandiera e chi incendia spazzatura…"
Qui pianeta terra, con l’unica radio che trasmette le ultime parole... Forse comandi bellici o richieste di pace. Chissà a chi appartengono, da quale continente provengono…Voce che declama un laico rosario per noi "abbagliati da un lampo, sparpagliati nel mondo che a poco a poco ci stiamo ritrovando…" Allo stesso tempo vicini e lontani. Chissà se capiremo mai da che parte remare... Fine del viaggio con la ritmica che si allontana in punta di piedi e senza voltarsi. Testimonianza da presentare alle nuove generazioni. Se ci saranno... Brano per palati fini, che scontenterà coloro che da questo disco si aspettavano il "Capolavoro". Di Capolavori, Edoardo Bennato da Bagnoli, Napoli, ne ha sfornati diversi. Ed è facile cadere nella trappola della "contabilità-cantabile" cercando di far conciliare sensibilità e mestiere quando non si ha alle spalle una multinazionale. Il Viaggio è ricominciato e attendo buone nuove dall’orizzonte luminoso...
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