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“Papà, esco... vado a comprare il nuovo disco di Jimi Hendrix!” Quanti ragazzi hanno sempre sognato di dire questa frase? Finalmente anche per loro è arrivato il momento. Seppure gli album postumi tendano spesso ad essere accolti con poca considerazione o addirittura scetticismo, essendo visti il più delle volte come una semplice operazione commerciale con il solo scopo di rimpinguare le tasche degli eredi di un artista. Quando si tratta del signor Jimi Hendrix però il discorso cambia, i parametri di giudizio non possono essere quelli standard, poiché per quanto non sia il massimo immaginarsi Janie Hendrix, sorella di Jimi, sfregarsi le mani per gli introiti in arrivo, la tracklist proposta in Valleys Of Neptune è un concentrato di chicche in grado di soddisfare tutti.
I 12 brani contenuti in questo disco sono riconducibili al 1969, nel periodo segnato principalmente dall'avvicendamento tra la Experience (dopo la registrazione di Electric Ladyland) e la Band Of Gypsys. Il disco non inizia esattamente con una novità, questa versione di Stone Free è molto più veloce rispetto a quella originale e più conosciuta, ma poco si differenzia dall'altra incisione dello stesso pezzo, chiamata Stone Free Again e già pubblicata nell'album Crash Landing, del 1975, quindi anch'esso già postumo. La selezione delle cover è esemplare e significativa: Sunshine Of Your Love (cavallo di battaglia dei Cream) eseguita in versione strumentale e Bleeding Heart, decisamente reinventata rispetto alla versione originale di Elmore James (il quale insieme a Robert Johnson è stato il caposaldo del genere blues e che, in questo caso si può dire davvero, se non ci fossero stati loro, molta della musica che ascoltiamo oggi, tra cui quella dell'indimenticabile Jimi, non esisterebbe). Lover Man è un take differente della già edita Here He Comes (Lover Man) contenuta nell'album South Saturn Delta, che vide la luce nel 1997. Neppure Fire e Red House sono molto diverse dalle versioni già conosciute, fumantina la prima e semplicemente blues la seconda, quel blues che quando l'ascolti ti sembra di sentire la odore di whiskey e di tabacco, così come per la traccia di chiusura, Crying Blue Rain. Hear My Train A Comin' inizia con le fattezze di un blues vecchio stampo, molto vibrato, ma è solo una miccia che si accende e inizia a correre per poi esplodere in una serie di riff ed assoli travolgenti, nel finale ritorna blues calmo, stile quiete dopo la tempesta. Poche parole e tanti riff contraddistinguono Mr Bad Luck, che ruota principalmente attorno allo sprint dei soli e dei bridge che si avvicendano al termine di strofe pressoché identiche. Lullaby For The Summer suscita l'impressione di essere un pezzo ancora in fase embrionale, che da jam session doveva ancora trasformarsi in canzone vera e propria, allo stesso tempo questo aspetto le dona però quell'imprevedibilità che mista al genio del gigante di Seattle lo rende un inedito da brividi. La title-track Valleys Of Neptune e Ships Passing Through The Night invece sono senza dubbio le traccie più suggestive dell'album, magari non paragonabili alle pietre miliari del repertorio hendrixiano, ma quelle che più di tutte rievocano quell'era dorata nella seconda metà degli Anni 60, senza limiti, schemi e inibizioni, che ha fatto da teatro all'ascesa del chitarrista rock più importante di sempre.
Ovviamente l'idea di trovarsi di fronte a una raccolta di registrazioni inedite del dio indiscusso della chitarra emoziona e suggestiona; tra le speranze nella mente di tutti c'è l'aspettativa di trovare in questo disco ancora qualcosa di pazzesco e di incredibilmente rivoluzionario, non è esattamente così, o meglio, il sound è quello di sempre, ad ogni modo pregevole, per quanto possa risultare familiare... divinamente familiare. La vera speranza che può portare questo disco è far sì che le case discografiche possano riprendere in considerazione questo modo di suonare, elaborare, interpretare e vivere l'arte musicale, oppure educare quella generazione di ragazzi che oggi pensa che la musica sia quella che va su Mtv o X-Factor; potrà sembrare utopia spicciola e nostalgica, ma se almeno una di queste cose dovesse accadere allora il buon Jimi avrebbe davvero compiuto un miracolo.
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