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Nuovo album in studio, il quinto in ordine cronologico, per il compositore, chitarrista e “vocalist” svedese Josè Gonzalez. Il disco si intitola “Against The Dying Of The Light” ed è un piccolo gioiello dalle mille sfaccettature, tutto da scoprire.
Tredici brani originali, essenziali e magnificamente acustici, una raccolta di canzoni delicate e dense di significato che sono una occasione per riflettere su una umanità composta da “scimmie evolute spesso incompatibili fra loro che maneggiano strumenti così pericolosi da portare all’estinzione e che ha la tendenza a seguire passivamente persone che fingono di sapere tutto, quando invece non è così”. Si tratta di parole pronunciate dallo stesso Gonzalez quanto mai preoccupato di trovare nuove idee e convinzioni che possano dare speranza e gettare una nuova luce sul nostro futuro. D’altronde è questo il senso del titolo dell’album, un lavoro prezioso, caldo e immediato, un disco che va ascoltato con attenzione, che va assaporato con gusto come un buon bicchiere di vino.
Ci sono piaciuti molto brani come “A Perfect Storm”, il primo singolo, una canzone ispirata al blues del Sahara occidentale, “Pajarito”, un pezzo molto dolce, dedicato al figlio Mateo (un bambino di 4 anni), la splendida “You & We”, che da sola condensa la cifra stilistica dell’album, e “Against The Dying Of The Light”, la “title track”, che cita un poeta come Dylan Thomas, che reca con sé una illuminazione e che dona calore, grazie anche ad un “fingerpicking” quanto mai armonico e al tempo stesso dinamico. Una musica senza tempo che segue le orme di grandi chitarristi del passato, mi riferisco a John Martyn, Bert Jansch e a Nick Drake, protagonisti di una stagione gloriosa per il folk britannico all’inizio degli anni Settanta.
Canzoni mai banali, che guardano al mondo, che racchiudono sia una sfera privata che collettiva, brani di grande levatura che offrono la possibilità di una musicalità contemplativa senza per questo ricorrere all’elettronica o a suggestioni “ambient”.
Articolo del
02/04/2026 -
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