Post rock 18 Settembre 2009

11:11

Una maratona di roboteante energia quella Veracrash, le regole a un genere che sembra già scritto ma che in 11:11 ha ancor tanto da dire!

Una maratona quella dei Veracrash in riff isterici, monolitiche scariche adrenaliniche e virtuosismi chitarristici, senza dubbio accaniti fan di padri fondatori quali Queens Of The Stone Age ma non per questo da intendersi derivativi.
A guidare le gesta della band milanese e a sentire questa uscita firmata Go Down Records, sono le migliori influenze stoner, impregnate indelebilmente di psichedelico ed ipnotico rock il tutto azzeccato in nove tracce incisive e grintose dal disegno articolato e compiuto.
Di torpori, preparatevi, qui non se ne parla, ma di repertori sonori ruvidi e dannati, solido e rilevante il materiale e dalla stesura tutt’altro che pallida vedi i quattro minuti potenti e puntuali di ”Miseducation” introdotti simbolicamente dai galleggiati ambienti space di ”Spoon” o ribaditi a denti stretti dai più potenti sviluppi di ”Beyond The Grave”.
Un’evoluzione qui attende ogni nuova traccia, compiute secondo le migliori regole al genere insieme alle più accese e roboanti prove strumentali mai banalizzate o prive d’identità.
Quindi d’obbligo andando avanti, sottolineare ancora i pregi, quelli indiscussi per la settima tappa in scaletta di ”Broken Teeth, Golden Mouth”, anticipati dalle sole corde di ”Perceptive Tollage” o infine imperdibili negli inafferrabili intrecci e fasti di ”Russian Roulette”.
C’è la direzione, la forma, la rivisitazione e l’attitudine, il tutto ottimamente accostato e dall’accessibile ascolto. Spiriti creativi predisposti al genere!