Editoriale 1 Dicembre 2014

Album dell’Anno

Chissà quando è cominciata la retorica proclamazione dell’album dell’anno. Un tempo ci si basava sulle classifiche stilate dai giornali di musica principali, all’estero come in Italia.

Un tempo esistevano ancora dei parametri certi e in alcuni casi erano i dati di vendita a dirimere il dubbio tra chi fosse il campione dell’anno solare.

Poi la musica si è scomposta in download, in quei singoli venduti sulla piattaforma di iTunes e poi in tutta quella valanga di mp3 e mp4 che hanno riportato i gusti su standard più immediati, come ai tempi del juke box.

Rimane ancora miracolosamente viva l’arcaica tradizione di cercare e proclamare il vero album dell’anno, quello che ha fatto tremare le vene e smuovere le coscienze oltre il semplice appeal commerciale.

E’ un esercizio praticato da giornalisti ed appassionati per identificare quella “cosa”, nuova o vecchia che sia, che è più completa delle altre. Quell’opera immaginata su una distanza più lunga di un semplice singolo e che rifletta un’idea omogenea ed imprevedibile.

Cosi anche quest’anno, in mezzo al marasma di cd e file decompressi, scopriremo che ci sarà un album che più degli altri merita il palmares di disco dell’anno, anche se sotto sotto ognuno di noi, la propria perla se la tiene gelosamente nascosta sotto il cuscino.

(f,b.)