Rock 25 Agosto 2010

All In A Day’s Work

Niente che faccia urlare al miracolo si intende, d’altronde è molto tempo che la parola miracolo non si manifesta in musica, ma tutto quello che troverete qui dentro almeno è sanguigno e sincero.

Non so cosa centri, e se centri, Freud in tutto questo, quello che so è che qui si tratta di rock and roll lercio, punto. I Paperback Freud sono una band r’n’r/boogie che ha una voce calda e riff rotolanti. L’opener “Boogie Up” non lascia dubbi in merito alle loro qualità di rocker “on the road”, la successiva traccia è invece un richiamo alla band australiana (Ac/Dc) che di più ha rappresentato la parte rocciosa dell’hard rock con venature blusy (”Hound Dog”).
È rock anfetaminico e ipervitaminizzato quello che fuoriesce dal lettore, fatto di bicorde, stop and go irresistibili e assoli micidiali (”High Speed Rock And Roll”). “Anthem” è un brano cosi bello da rimetterlo su prima di terminare l’ascolto di tutto il lavoro. La sua melodia vocale, mista all’ottima linea del basso, lo rendono magico e indipendente.
La titletrack “All In A Work’s Day” ha qualcosa di zeppeliniano, la sua diretta erede, invece, continua a inanellare riff alla Angus Young “Killers” è una ballatona fra Ac/Dc e ZZ Top con basso pulsante, chitarra bluesy e ritornello catchy, un perfetto esempio di come si deve scrivere un brano di presa sicura ma non scontata.
Niente che faccia urlare al miracolo si intende, d’altronde è molto tempo che la parola miracolo non si manifesta in musica, ma tutto quello che troverete qui dentro almeno è sanguigno e sincero. Tanto basta, almeno a me!