Bye bye E.M.I.
È stata la casa discografica dei Beatles. E nel 1977 i Sex Pistols realizzavano nei suoi confronti la “grande truffa del rock’n’roll”, cantando in modo irridente (dopo aver firmato per la Virgin): “We are ruled by none / Never ever never”. Per non parlare di tutti i seminali artisti che hanno inciso per l’etichetta: dai Queen a David Bowie, fino ai giorni nostri, ai Radiohead e ai nostri Subsonica.
Be’, la britannica E.M.I., acronimo di Electric and Musical Industries, da ieri non esiste più: o meglio, continuerà a esistere ovviamente il marchio, ma nella logica degli accorpamenti, e nell’attuale crisi dell’industria del disco, è stata rilevata dalla Universal, peraltro da qualche tempo controllata dal gruppo Vivendi.
Un’operazione costata 1,4 miliardi di euro per la parte della produzione discografica. Ma all’affare è interessata anche la Sony, che dovrebbe rilevare il comparto del catalogo a 2,2 miliardi di Euro circa.
Le major da oggi restano solo in tre, quindi: oltre a Sony e Universal, l’unica altra “grande sorella” è la Warner. Per tornare a citare (e parafrasare) i Sex Pistols: “Goodbye E.M.I.”..


