C’era una volta Mtv
Dopo aver ridimensionato i giganti dell’industria discografica adesso il web attacca senza pietà anche i network televisivi musicali costringendoli a rapidi cambi di rotta per trovare nuovi mercati e, soprattutto, per sopravvivere. Il fenomeno Mtv, che per almeno vent’anni ha dominato incontrastato sui canali di mezzo mondo fornendo inizialmente tonnellate di video e contenuti musicali, è costretto oggi a fare i conti con un calo spaventoso di audience.
Mtv Italia, dopo aver notevolmente rivoluzionato i palinsesti con una graduale trasformazione a canale generalista a scapito della tradizionale programmazione di video e concerti, è in piena ritirata strategica. Oltre a dover ricorrere a molti e dolorosi licenziamenti, il canale musicale che per anni ha avuto un quasi monopolio dell’audience adolescenziale e giovanile, deve reinventarsi per sopravvivere sul mercato.
Un declino che è stato coraggiosamente combattuto con la sperimentazione di nuovi format (I soliti idioti, Il Testimone, ecc.) ma che non sembra essere sufficiente a soddisfare le aspettative di Viacom, la multinazionale che è subentrata a Telecom nella proprietà del network italiano di MTV. Sicuramente su questa crisi, pesano una serie di clamorosi errori del recente passato, testimoniati dalla grande anarchia di contenuti che ha caratterizzato l’ultimo periodo di Mtv, soprattutto sui canali del digitale terrestre.
E’ vero che ormai l’importanza del videoclip nell’ambito musicale è notevolmente calata, ma un network che aveva il primato assoluto in termini di fornitore di anteprime e di cultura musicale, non può pensare di mantenere il suo pubblico con un palinsesto che propone programmi a metà tra il Grande Fratello e le inchieste della Gabanelli. Difficile dare consigli in un marasma cosi complesso come quello dell’offerta televisiva, ma a questo punto le uniche scelte possibili per Mtv sono quelle o di ritornare ad essere l’ammiraglia dei contenuti musicali o cambiare completamente pelle per competere con quei canali, tipo Italia 1, che ogni tanto inseriscono in mezzo alle pubblicità, qualche programma ad uso e consumo del famigerato targer giovanile.
(f.b.)