Rock 27 Marzo 2011

Cloni Inutili

Il titolo del disco ben raccoglie quello che ne è il senso stesso, una presa di coscienza allarmante nei confronti dell'uniformità sociale, il rifiuto di una scelta per se stessi,

Crudi, graffianti e d’impatto: questi gli Efram, trio che nasce nelle pianure pinerolesi nel lontano 2000. Dieci anni di lavoro concentrati nel primo album autoprodotto dalla band: “Cloni Inutili”. Di stampo prettamente grunge, il disco si compone di undici brani “sparati” sul nastro.
Il loro è un rock deciso, teso; basso e batteria avvolgono una chitarra dal suono stilizzato, come sprazzi di colore su una tela Pollockiana, con la differenza che in questo caso un confine è presente: lingua italiana ben inserita, soprattutto nei pezzi più melodici. Il primo brano del disco è interamente strumentale e introduce quella che sarà l’estetica dell’album: una sorta di faro fisso sull’ascoltatore che non deve distrarsi dal noise pungente, leitmotiv del lavoro.
In alcuni momenti risultano chiare le influenze del trio di spicco di Seattle, i Nirvana, soprattutto nei primi brani. Ad ogni modo un certo stampo “italiano” è vivo, vengono alla mente alcuni pezzi dei Movida e Verdeniane risonanze durante quelle che risultano essere ballate “Respira Su Di Me” in particolare, molto bella.
Una musica essenziale, un trio rock classico: chitarra, basso e batteria. Il risultato è diretto e figlio di un’indipendenza che trova le sue basi nella scena underground anni ’90 del west side statunitense.
Il titolo del disco ben raccoglie quello che ne è il senso stesso: “Cloni Inutili”, una presa di coscienza allarmante nei confronti dell’uniformità sociale, il rifiuto di una scelta per se stessi, Un richiamo all’ onestà intellettuale di ciascuno. Una musica coerente dunque, quella degli Efram, attualmente impegnati in studio per il loro secondo lavoro e che nel frattempo si godono i risultati delle undici pillole di intensa energia a cui hanno dato vita.