Rock 2 Febbraio 2011

Cosa?

La composizione dei testi dell’album è estremamente curata, originale, non scontata tanto che necessitano di più di un ascolto per poter essere capiti nella loro interezza; questa band merita i complimenti per il lavoro svolto.

Sula Ventrebianco: uccello alquanto strano e goffo che una band napoletana ha scelto come proprio nome, a conferma che anche i meno fortunati e belli possono avere un loro riconoscimento in questo mondo. Il gruppo, formato da 5 elementi, si è già fatto notare vincendo l’edizione 2010 del MArteLive e adesso prepara il proprio debutto discografico con la realizzazione del primo LP dal titolo “Cosa?”.
Curiosa la scelta della band di optare per uno stile anticonformista, mixando rock e musica dialettale partenopea e se proprio si devono fare dei paragoni si riscontra la somiglianza con i Negramaro sebbene il particolare mix tra musica internazionale, nostrana e popolare conferisce alla band una solida personalità. L’album si apre con la title-track “Cosa?!”, canzone potente ed energica e non è l’unica ad esserlo, in molte tracce vi sono chiari riferimenti di puro hard-rock in cui spiccano efficaci e graffianti riff di chitarre elettriche. Non mancano melodie decisamente più soft come in “L’Ultimo Lento”, accompagnata da un malinconico violino che enfatizza il tema d’addio della canzone; in “Fix” riecheggia un ritmo da melodia popolare e si narra di un amore tormentato.
I Sula Ventrebianco oltre che nel suono, traggono ispirazione dalla tradizione napoletana anche nei testi, cimentandosi in scritti dialettali ben riusciti che troviamo in “Ti Vesto Di Me”, “Contorni E Muri” addirittura quest’ultima scritta interamente in dialetto napoletano. La composizione dei testi dell’album è estremamente curata, originale, non scontata tanto che necessitano di più di un ascolto per poter essere capiti nella loro interezza; merita i complimenti questa band, vista l’immediatezza e banalità dei testi della musica di cui siamo circondati.
Il testo più riuscito dell’LP è “Si Salvi Chi Può” che narra di una ricerca disperata di salvezza attraverso cui si spera di trovare un “mondo che sia più rotondo” . Vale anche la pena di citare la canzone “Il Cimitero Degli Elefanti” in cui si fa un paragone tra gli elefanti e “i grandi”, in particolare i grandi cantautori: anche “i grandi” uomini, così come in natura gli animali più giganti, sono destinati a morire.