Jazz 10 Dicembre 2018

Ellipse

Un disco che cerca e trova punti di incontro fra jazz e musica classica moderna. Un album che mescola temi musicali al solo fine di ottenere un lavoro che sia ellittico, nella forma come nel contenuto, e possa sintetizzare in una composizione unica le diverse anime dell’artista

Sessanta minuti di improvvisazione libera al pianoforte, un’ora di musica totale, senza confini, che parte da lontano e arriva là dove la vostra mente riesce a spingersi. Questo il tema essenziale di Ellipse, secondo album, esclusivamente strumentale, di Stefano Travaglini, un musicista versatile che – dopo The Hungarian Songbook del 2013 – ci regala un altro piccolo capolavoro di tecnica e di arte compositiva.

“Il modo migliore di prepararsi, è quello di non prepararsi affatto. E ci vuole tanta preparazione per riuscirci”. Questa la citazione di Lee Konitz che introduce “Ellipse”, un disco che cerca e trova punti di incontro fra jazz e musica classica moderna, un album che mescola temi musicali, originali oppure no, al solo fine di ottenere un lavoro che sia ellittico, nella forma come nel contenuto, e possa sintetizzare in una composizione unica le diverse anime dell’artista.

Un album davvero molto bello e anche molto complesso, che non mancherà di soddisfare tanto gli appassionati di jazz quanto i cultori di musica classica. Da ascoltare