Hardly Art
Paint a Room
In questo quarto album in solitario, Cohen riesce a creare un ambiente musicale originale grazie alla sua capacità di produrre un tipo di musica che sembra letteralmente accarezzare l’ascoltatore, pare condurlo per mano all’interno del proprio mondo interiore. Sapienti arrangiamenti vintage su vibranti riflessioni musicali segnano un distacco non solo dai suoi primi lavori, come “Rollercoaster Rider” in “Overgrown Path”, ma anche da pezzi più recenti, come “House Carpenter” facendo intravedere una maggiore maturità espressiva oltre che un forte collegamento stilistico fra i vari pezzi che compongono “Paint a Room”. Un album da meditare, oltre che da ascoltare, un ponte verso il futuro musicale di un artista che ha ancora molto da regalare all’ascoltatore
Cool
Una giovane artista che apre l’esordio ‒ una cassetta autoprodotta, intitolata “Milo Goes to Compton” per esplicitare l’omaggio ‒ con la rilettura di “Good Good Things” dei Descendents è quantomeno degna di attenzione. Il disco non produce trasformazioni radicali, né stravolge formule consuete; tuttavia, per freschezza e spontaneità si rivela un’opera estremamente godibile, che ravviverà queste giornate piovose.
I Want The Door To Open
Terzo album per Lala Lala, progetto solista dietro il quale si cela la visione artistica, la sensibilità e il talento vocale di Lillie West, musicista londinese che si è trasferita a Los Angeles anni fa e che adesso risiede stabilmente e lavora a Chicago.
Songs from The Golden One
Giovane e brillante attore/comico/cantante, protagonista dell’one-man show “The Golden One” trasmesso dall’emittente televisiva HBO, Whitmer Thomas esordisce nel campo della musica con un album la cui scaletta offre brani eseguiti durante il programma. Disco di spiccata originalità, “Songs from The Golden One”, da ascoltare con attenzione; bisognerà solo fare lo sforzo di ignorarne la scialba (e assai brutta) copertina
Chastity Belt
Attivo da una decina di anni nella scena underground americana, il quartetto composto da Julia Shapiro, Lydia Lund, Gretchen Grimm, Annie Truscott taglia il traguardo del quarto album proponendo una formula che potrebbe andare a genio a chi si diletta con melodie meste e testi minimalisti e intimisti (che qui non brillano per originalità) segnati da amarezza, disincanto, e talvolta da uno sguardo nostalgico al passato
Perfect Version
Un disco, questo della ex- Chastity Belt, Childbirth e Who Is She?, che nasce come reazione a un periodo di profonda prostrazione psichica; un tentativo di trovare un punto fermo in un momento in cui si è sopraffatti dalla realtà quotidiana e dalle vicende personali. Tirando le somme, un disco decoroso, che non si sbrodola in struggimenti fini a se stessi; che la sua mescolanza di suggestioni (Galaxie 500? Mazzy Star? Kurt Vile? Velvet Underground del terzo album?) possa però davvero appassionare, e suscitare il desiderio di sentirlo ripetutamente, è un dubbio che emerge forte e concreto, e difficile da fugare
I Used to Spend So Much Time Alone
Si tratta di un disco cupo, archetipo di una ambivalente sinergia tra post-punk e rock "aged" (passateci il termine). Non a caso dietro le quinte c'è Matthew Simms produttore di questo lavoro e leader dei Wire
Crusher
Nell'album è presente un bilanciamento tra le due nature presenti nei brani, quella gotica e quella pop, che ben rispecchiano la definizione che il gruppo dà al proprio lavoro: “cose orribili avvolte nella speranza”.
Sees The Light
Un'ottima conferma dopo l'album d'esordio del 2011, chiamato semplicemente La Sera, dove si intuivano solamente le capacità e il talento della giovane Goodman