Indie 2 Giugno 2015

Eva’s Milk

Nell' underground italiano è facile imbattersi in band o artisti che meriterebbero di occupare qualche gradino più in alto nella “scala sociale”. E’ il caso degli Eva's Milk che rivendicano con fierezza la loro appartenenza alla working class.

Nelle pieghe dell’underground italiano è facile imbattersi in band o artisti che meriterebbero di occupare qualche gradino più in alto nella “scala sociale”. Ma se a qualcuno importa di più, a qualcun altro non gliene frega niente e i complessi di inferiorità non sa neanche cosa siano. E’ il caso degli Eva’s Milk, che rivendicano con fierezza la loro appartenenza alla working class.
E a lavorare lavorano di brutto, questi tre novaresi, perché le 12 tracce del loro album omonimo trasudano alternative-rock ottenuto con olio di gomito. DIY. Da soli hanno condiviso il palco in passato con gente del calibro di Therapy?, Casino Royale, Giorgio Canali e Verdena (di cui l’influenza su di loro è palese). E sempre da soli se ne sono andati in Germania a registrare i primi due dischi del loro repertorio per un’etichetta di Brema. Chissà se conoscono la favola dei musicanti.
Sicuramente conoscono Morricone, il post-rock, i Nirvana, i Mission Of Burma, il noise e tutte le derivazioni “neilyoungiane” dai ’70 in poi. E sicuramente conoscono il modo di mettere insieme tutta questa roba senza risultare indigesti. E poi, parole loro, odiano i Rockets: non poteva essere altrimenti.