Fantasy Or Reality?
Ottimo metal melodico, non per palati particolarmente “estremi”, ma brillante e orecchiabile, tra gothic, power e hard rock.
Innanzitutto, non allarmatevi se il nome Virgin Island non vi dice niente, o tutt’al più vi richiama alla mente immagini idilliache di immacolati lidi polinesiani e mari scintillanti: in effetti questi ‘metallers’ tedeschi, pur essendo sulle scene da oltre vent’anni, sono tutt’altro che prolifici, essendo questo il loro terzo full-length. In secondo luogo, non fatevi fuorviare dall’artwork che suggerisce mefistofeliche visioni proprie del metal più ‘black’ in circolazione: anche in questo caso, la prima impressione è totalmente ingannevole, dato che la proposta musicale dei nostri Virgin Island è quanto di più ‘catchy’ e brillante potrete ascoltare nell’attuale panorama power continentale.
Il che non significa che si tratti di un album banale o scontato. Tutt’altro: la voce profonda di Ulrike ha grande personalità e dà forza all’intero album. Poco o nulla a che vedere con l’impostazione lirica di colleghe quotate come Simone Simons, Tarja Turunen o Floor Jansen, semmai il paragone potrebbe essere con una moderna Doro (quella “originale”, tra l’altro, è tuttora in attività, più grintosa che mai).
Le somiglianze includono anche una moderata dose di quel simpatico tamarrismo che non manca mai nel ‘power’ e nell’’epic metal’ nordeuropeo, retaggio musical-culturale di quella concezione tutta germanica che fonde romanticismo e mitologia in un calderone a cui hanno attinto centinaia di fiabe e leggende. Non mancano toccate e fughe nel folkloristico, come nella parte iniziale di ”Let’s Stop The Wars”, spruzzate di ‘gothic’, qua e là un ‘uptempo’ più marcatamente ‘hard rock’ (”Let’s Get High”), cadenzati e altisonanti brani power (”The End Of Our Dreams”, “Sweet Hell”) e persino una ballad (”Wherever You Will Go”), ma nel complesso si può definire un ottimo esempio di metal melodico.
Non per palati particolarmente “estremi”, ma certamente godibilissimo.


