Indie 13 Ottobre 2009

Fratelli d’Italia

Una pacifica violenza a colpi di riff, sezioni ritmche incalzanti e formule rap. L’esordio dei Claustrofunk.

Dieci sequenze per il quartetto veronese dei Claustrofunk che attecchiscono con successo non tanto per l’impronta – non distante dai panorami alla Rage Against The Machine – ma per il geniale corredo che permette all’esordio con la Black Fading Records di distanziarsi dall’esercizio per diventare struttura.
”Fratelli d’Italia” sovrappone una consolidata formula di crossover e funk con un cantato dinamico e aggressivo dal rap al rock, un sound volutamente rivoluzionario che sgretola formule cariche di sfumature e come detta la scuola dei primi anni ‘90, il tutto con riff schiaccianti o sezioni ritmiche corpose ed incalzanti, mostrate senza veli all’insegna delle più autentiche energie sonore.
Carica e immediatezza possiamo dirlo sono gli assi nella manica pronti a dominare con il cantato, arma di pacifica violenza che con rabbia e denuncia scuote dominando gli eventi, da prima con i volumi di ”Molte Volte” alle mitragliate chitarristiche poi di ”Risikando”.
Lo spirito guida non manca ed è quello caro alle tematiche più attuali da ”Fratelli D’Italia”, ”Mediashit” alle collaborazioni con Z’Afriica Brasil di ”E’ proibito proibir”.
Il panorama e i codici è vero sono conosciuti ma a cogliere e ad avere presa diretta è questo frenetico impegno testuale, che non nega colpi e scrolla le menti sopite di questi tempi.