Indie 2 Febbraio 2006

Hypermagic Mountain

Un disco che vi manderà fuori di testa al primo ascolto, roba da spaccare i timpani, un diluvio assordante ed assolutamente anarchico dal punto di vista delle strutture armoniche, in questo caso totalmente assenti

Un disco che vi manderà fuori di testa al primo ascolto, roba da spaccare i timpani, un diluvio assordante ed assolutamente anarchico dal punto di vista delle strutture armoniche, in questo caso totalmente assenti. Loro sono i Lightning Bolt, originari di Rhode Island, la band è composta da Brian Gibson alla chitarra elettrica e da Brian Chippendale alla batteria, un semplice duo quindi, ma capace di produrre una quantità di suoni tale da farli sembrare una superband di “post hardcore”!!! Il disco è l’elogio del rumore più assordante che si possa chiedere, non ci sono limiti, non ci sono melodie, non ci sono certezze. Prendere o lasciare. Se alle prime note di “ 2 Morro Morro Land ” non vi spaventate, se siete ancora lì e arrivate perfino ai brani successivi, allora è tutto ok, il disco è adatto a voi. Altrimenti il rifiuto sarà totale e aprirete il coperchio del secchio della spazzatura per buttarcelo dentro! Ma proseguiamo pure nell’analisi dei brani : “ Captain Caveman” e “Birdy” sono all’insegna del “free noise” più assoluto, sono anche questi pezzi solo strumentali, assordanti e veloci, “Riffwraith” è una terribile collezione di “riff” di chitarra al cardiopalmo, “ Megaghost” invece è mortifera ed agghiacciante, fino a quando una dose massiccia di rumore iconoclasta la solleva dall’anonimato. “Magic Mountain”, la “title track” si dipana in un crescendo irrefrenabile e funambolico di chitarra e batteria, il tutto in un frastuono inenarrabile, circondato da grida lontane. Le chitarre e il tessuto armonico ricco di “feedback” di “Dead Cowboy” ci riporta a certo “acid rock” dei primi anni settanta, impregnato di psichedelia, mentre “Bizarro Zarro Land” è a dir poco eccentrica e sorprendente, con quei richiami classicheggianti, ben presto sepolti da un diluvio di note! “ Mohawkwindmill” è un pezzo suggestivo e dilaniante, quasi una colonna sonora di un ipotetico film sul genocidio perpetrato ai danni degli indiani d’America: armonie spezzate e schegge impazzite pervadono il brano, nulla resta da chiedere. “Bizarro Bike” e “Infinity Farm” si muovono lungo la stessa linea, quella di una negazione armonica assoluta, “ No Rest For The Obsessed” infine è il trionfo della distorsione e del disincanto , un vero e proprio inno al rumore, degno di “sonic reducers” come uralava Stiv Bators dei Dead Boys e quali sono questi coraggiosi e intraprendenti Lightning Bolt. Album da avvicinare con cautela, disco che può provocare danni ad orecchie poco abituate, un piacere perverso a chi – come chi vi scrive – con questi suoni ha pranzato e cenato per tanti lunghi anni.