E’ un disco doloroso e ostico ma altrettanto bello. Se avete problemi di cuore, soffrite di insonnia, o la vostra salute fisica e mentale è cagionevole, lasciate perdere questo lavoro.
Prosegue l’avventura del duo formato da Roberto Bertacchini, batteria e canto, dell’inesauribile Xabier Iriondo, chitarre e varie diavolerie elettroniche e non. Questo successivo capitolo, dei Shipwreck Bag Show, parte distorto e confuso, noise di fondo, chitarre taglienti e sezione ritmica sepolta nel missaggio.
Il canto ricorda i primi CCCP nell’opener “Siete Solo Tv”. Le cose si fanno più destrutturate in “Azioni/Reazioni”, brano che va alla “deriva” (blues?), il testo appare allucinato mentre l’intero brano è spezzettato e guidato da un(in)sana follia e da chitarre perforatrici. Destrutturare per ricostruire sembra essere la politica vincente dei due. Man mano che il disco va avanti le orecchie iniziano ad abituarsi a queste dissociazioni psicotiche, fatte di parole bastanti a sé stesse, batteria slabbrata e riff che sembrano uscire da un’industria siderurgica in piena attività, “L’Abitudine Alla Repressione”.
Poi è il momento di “Dentro La Casa”, brano che dovrete ascoltare con le vostre orecchie per coglierne il senso. In questo caso ogni commento è veramente superfluo e inutile. “Venite Spiriti” spinge ancora più in la questo stato di instabilità, la sua struttura “stonata” si va a conficcare nei padiglioni auricolari come migliaia di schegge di vetro. “KC” è un disco doloroso e ostico ma altrettanto bello. Se avete problemi di cuore, soffrite di insonnia o la vostra salute fisica, e mentale, è cagionevole lasciate perdere questo lavoro. Bella anche la copertina nata dalla collaborazione con Mirko Spino della Wallace Record.


