Jazz 21 Febbraio 2026

La storica band inglese rilancia la sfida: Thirteen è un manifesto di libertà sonora

A sessant’anni dalla nascita, i Soft Machine tornano con il tredicesimo album in studio e dimostrano che l’avanguardia non è una questione anagrafica ma di visione. “Thirteen” non è un capitolo celebrativo: è un disco vivo, stratificato, irrequieto.

Parlare dei Soft Machine significa parlare di una delle colonne portanti del jazz rock europeo. Nati nel cuore della Canterbury Scene, coetanei dei primi Pink Floyd di Syd Barrett e della The Jimi Hendrix Experience, il gruppo ha attraversato psichedelia, progressive, free jazz e fusion con una coerenza che non è mai stata stilistica ma concettuale: esplorare senza appartenere definitivamente a nulla.

”Thirteen”, in uscita per DYAD Records DYAD Records (UK) / MoonJune – IAC Music (Japan), raccoglie tredici composizioni inedite e segna un nuovo snodo in una traiettoria lunga sei decenni. Il fulcro resta lo storico chitarrista John Etheridge, in formazione da oltre cinquant’anni, ancora capace di alternare lirismo e tensione elettrica con sorprendente naturalezza. Accanto a lui Theo Travis (sax, flauti, tastiere, elettronica), vero architetto del disco e autore di sei brani, Fred Thelonius Baker al basso fretless e il più recente innesto, il batterista e compositore Asaf Sirkis.

Il disco colpisce per ampiezza espressiva. La suite ’The Longest Night’ (oltre tredici minuti) rappresenta il cuore progressivo del lavoro: sviluppo tematico ampio, dinamiche in evoluzione e interplay serrato tra sax e chitarra. ’Open Road’ mostra invece il versante più elettrico e diretto della band, con assoli incandescenti che riportano il gruppo in territori jazz rock ad alta combustione.
Di segno opposto ’Disappear’, che nasce da flauti in loop e si sviluppa come miniatura pianistica priva di batteria, sospesa e quasi cameristica. ’Pens To The Foal Mode’ è improvvisazione collettiva pura, senza rete. ’Turmoil’, firmata da Baker, è una deflagrazione di fuzz bass e tensione quasi febbrile.
Momento simbolico dell’album è ‘’Daevid’s Special Cuppa’, costruita attorno a una parte di chitarra glissando registrata nel 2000 da Daevid Allen, membro fondatore: un episodio psichedelico e tribale che unisce sax soprano, duduk e ritmi ipnotici in una sorta di ponte ideale tra passato e presente.

Il batterista storico Robert Wyatt ha definito Asaf Sirkis un musicista capace di unire tecnica e sensibilità compositiva “eterea e inquietante”. Un’investitura non secondaria, che conferma come la dimensione creativa del gruppo resti centrale anche nella sua incarnazione contemporanea.
I Soft Machine post-2004 non hanno mai suonato in maniera così avventurosa. “Thirteen” non è nostalgia, non è revival, non è autocelebrazione: è la dimostrazione che la libertà linguistica può ancora essere una pratica concreta. Nel 2026 la band sarà in tour tra Regno Unito ed Europa, pronta a ribadire dal vivo una lezione che attraversa generazioni.
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Artista: Soft Machine
Titolo: Thirteen
Etichetta: DYAD Records (UK) / MoonJune – IAC Music (Japan)
Uscita: 13 marzo 2026 (UK/Europa) – 25 febbraio 2026 (Giappone)
Formati: CD, LP, UHQCD, digitale (Bandcamp)

Formazione:
John Etheridge – chitarra elettrica
Theo Travis – sax tenore e soprano, flauti, duduk, Fender Rhodes, Mellotron, elettronica
Fred Thelonius Baker – basso fretless
Asaf Sirkis – batteria, percussioni

Produzione: Theo Travis
Registrato ai Temple Music Studios (Surrey) – aprile 2025
Missato e masterizzato ai Blue Studio, Londra