Little Broken Hearts
Ad una decade di distanza da “Come Away With Me”, è interessante notare come Norah abbia impreziosito la sua parabola artistica con un disco che spinge l’asticella più su.
Norah Jones fa della delicatezza il tessuto sul quale ricama il suo talento ma ciò non significa che la sua musica non sia incisiva, Little Broken Hearts è l’istantanea di quest’attitudine musicale che flirta col pop facendo leva su di una voce particolare, vellutata, a tratti roca, contaminata dal soul e dal jazz e per questo ancora più unica.
Il nuovo disco della cantautrice ed attrice statunitense oscilla tra momenti d’intimismo, come traspare dalla dolce Good Morning in apertura, e brani forti di un groove molto ben strutturato ma mai invadente, come nel caso di Say Goodbye. La signorina Jones lavora sulle sfumature della sua ispirazione per esplorare tutto il mappamondo del suo estro e sfiorare quindi più mood sonori: Take It Back, ad esempio, evoca una sorta di blues spirituale soprattutto grazie ad una coda in cui l’incedere degli archi la rende ancora più profonda, così come densa ed evanescente allo stesso tempo è After The Fall, uno dei momenti più alti dell’album.
La scelta del singolo, Happy Pills, è giustificata dal fatto che è il brano che chiunque si aspetterebbe di trovare in un album di Norah Jones e alla lunga non risulta essere un’ottima scelta data l’elevata caratura del sesto episodio della carriera della songwriter trentatreenne.
Ad una decade di distanza da Come Away With Me, è interessante notare come Norah abbia impreziosito la sua parabola artistica con un disco che spinge l’asticella più su, un lavoro che segna da un lato una linea continua col passato, soprattutto per la voce inconfondibile della cantante, e dall’altro un groviglio di suoni ed arrangiamenti che ribadiscono lo spessore e la capacità compositiva della Jones. Tutto questo a testimonianza del fatto che si può essere delicatamente incisivi, lasciando un segno emotivo notevole.


