Love Can’t Talk
Un prodotto che potrebbe benissimo venire dall'estero e che dovrebbe proprio puntare all'estero perché dal respiro internazionale.
Dopo qualche pubblicazione da progetto solista, Wolther Goes Stranger espande la proprio line-up. Dal nucleo principale costituito da Luca Mazzieri (chitarra degli A Classic Education), si è passati ad una formazione a tre/quattro. Il tema principale dell’album, come si evince dallo stesso titolo, è l’amore e la sua forza prorompente e incalcolabile. Questa forza è più forte dei mezzi dei quali ci si può servire per esprimerla e quindi ecco che l’inglese e l’italiano vengono persino mescolati nei nove brani del lavoro.
Oltre al gioco linguistico, il primo album della band è un ottimo prodotto a livello sonoro. Paesaggi elettronici sostenuti come Your Name e I’m Sorry nei quali la deriva dance di sfondo fa quadrare il cerchio alla perfezione si alternano a momenti più ‘classici’ come Darling o Julesdormeinberlin che non a caso sono la prima e l’ultima canzone della tracklist. Nel mezzo beat a profusione, synth e voci che flirtano tra loro alla perfezione.
Chi scrive ha avuto la fortuna di vederli anche live la scorsa primavera e può dire che ne vale certamente la pena, i pezzi conservano la spinta del disco ma la vena intrattenitrice rende lo spettacolo un punto a favore del gruppo.
Love Can’t Talk è la dimostrazione che d’amore si può ancora parlare senza essere banali e senza dover per forza rientrare in strutture musicali trite e ritrite. Un prodotto che potrebbe benissimo venire dall’estero e che dovrebbe proprio puntare all’estero perché dal respiro internazionale. D’altronde, se c’è una lezione da imparare a dai Wolther Goes Stranger è proprio che l’amore non ha limiti.


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