Motomonotono
Un album che rompe il song like format rispettando però i propri schemi e riuscendo a emergere prepotentemente, in modo originale e credibile.
Indigesti, difficili, stratificati, ne eravamo già al corrente vero? Gli Zeus arrivano al loro terzo album continuando a far sputare watt e rumore ai loro amplificatori, messi a dura prova. Urlano pestando forte sulla sezione ritmica totalmente invasata come del resto lo è la musica, governata da ferree regole matematiche e dalla distorsione ottundente.
Tutto ampiamente documentato dall’opener Enemy E Core (attenzione alla sottigliezza del titolo), rinforzata da Colon Hell (non possiamo esimerci dal lodare la genialità nella scelta delle parole) altro pièce de résistance fatto di vivisezioni nervose e muscoli tesi, in omaggio ai Calibro 35.
Intro ritmico serratissimo per Forza Bruta Ram Attak, un inferno sonoro capace di spezzare la buona volontà d’ascoltare il disco tale è la percezione della furia esecutiva. Capitolo a parte merita San Leather, una bomba al fosforo bianco. Devastante il suo effetto e impressionante la scia di morti che potrebbe lasciare dopo il suo passaggio. Riff e pattern serratissimi in uno scontro dal moto continuo e senza un vincitore assoluto.
Si vive di esplosioni di rabbia parossistica e di stop and go a razzo rintracciabili in Krakatoa, tronituante come la catastrofica eruzione dell’omonimo vulcano. Sono ansiogeni, man mano che si discende nelle viscere di quest’abisso sonico un senso di profondo scoramento e agitazione diffusa s’impossessano dell’ascoltatore, sfinito dalle continue mutazioni ritmiche.
Sebbene possa(no) sembrare una locomotiva impazzita, in corsa a folle velocità su un binario morto e pronta a deragliare da un momento all’altro, ”Motomonotono” è un album che rompe il song like format rispettando però i propri schemi e riuscendo a emergere prepotentemente, in modo originale e credibile.


