Folk 3 Settembre 2014

Palingenesis

La Palingenesis dei Nebelung ci porta a spasso nelle trame e negli spazi di una mitologia nordica dove abitano ancora Sigfrido e Brunilde e dove la pioggia cade sulle foglie degli alberi in mezzo al vento.

Mortificare la musica con descrizioni fitte di parole, nascondersi dietro arguzie terminologiche e sapienti relazioni da critici esperti o presunti tali, è quello che si rischia di fare parlando di ”Palingenesis” dei Nebelung. Il trio tedesco, assente dalle scene dal lontano 2008, torna a far parlare di sé con l’ultimo album rilasciato a febbraio 2014.
Qualora il nome del gruppo non fosse abbastanza evocativo, a far riaffiorare alla mente lo spazio, il tempo e le sonorità legate alla mitologia nordica, ci penserebbe senza dubbio l’ambiente musicale che abita l’intero lavoro discografico.
Le sei tracce quasi del tutto strumentali si presentano come intimamente e concettualmente interconnesse e restituiscono all’ascoltatore l’esperienza di un vero e proprio viaggio intertemporale.
I mondi palesemente messi a confronto in questa sede sono da un lato uno scenario indie nord europeo dinamico, variegato e in continuo mutamento, e dall’altro l’ingombrante presenza della tradizione musicale celtica.
I brani, sognanti e malinconici nel mood, risultano invece robusti nella struttura e nei dettagli, connubio reso possibile anche e soprattutto grazie alla scelta di strumenti quali chitarra classica e chitarra steel-string, violoncello, fisarmonica, armonio indiano, hammered dulcimer, glass harp, percussioni e cori.