Jazz 15 Ottobre 2021

Point Of No Return

Terzo album del Libertango 5tet (TRP Music/Believe Digital), formazione che vede la luce nel 1992 grazie all’incontro tra Gino De Vita (chitarra acustica ed elettrica) e Francesco Calì (fisarmonica, piano ed arrangiamenti) ed in seguito divenuta un quintetto grazie all’entrata in squadra di Ruggero Rotolo (batteria), Marcello Leanza (sassofono e flauto) e Giovanni Arena (basso).

Take the trail less trodden“ – Wayne Shorter

Prendere il sentiero meno battuto.
E’ questa la frase di Shorter che ci accoglie all’apertura del booklet di “Point Of No Return”, terzo album del Libertango 5tet (TRP Music/Believe Digital), formazione che vede la luce nel 1992 grazie all’incontro tra Gino De Vita (chitarra acustica ed elettrica) e Francesco Calì (fisarmonica, piano ed arrangiamenti) ed in seguito divenuta un quintetto grazie all’entrata in squadra di Ruggero Rotolo (batteria), Marcello Leanza (sassofono e flauto) e Giovanni Arena (basso).

Sguardo curioso ad una libertà artistica purissima, questo nuovo lavoro discografico si spinge oltre le barriere di genere senza dimenticare le proprie origini “classiche”.
Lungo lo scorrere fluido e coinvolgente dei 10 brani originali proposti l’ascoltatore si ritrova catapultato in un universo vivace, talvolta malinconico, ma sempre con la mano tesa a confortare l’anima attraverso fraseggi coinvolgenti conditi da aperture melodiche e ritmiche squisite.

Un po’ sogno, un po’ festa, il clima muta di sovente e lascia agli strumenti ampio spazio per incanalare i propri discorsi in un’eccitante conversazione tra culture musicali dal cuore mediterraneo.
Echi “classici” come nel singolo “I’ll be there” (che vede coinvolta la TRP Studio Orchestra, gruppo d’archi di dodici elementi), suadenti richiami a speranze perdute e poi ritrovate (nella splendida Mal d’Afrique), o anche danze gitane (Alysia’s Dance), colorano il percorso musicale di questo album.

Un punto di non ritorno ideale per lasciarsi alle spalle il banale, attraverso un lavoro che va a trasformare il prevedibile trasfigurandolo all’eccesso nel suo opposto più fulgido.