Indie 7 Giugno 2017

Powerplant

A tratti morbido e fragile, in alcuni passaggi amaro e abrasivo, sentire questo disco è come mangiare una sacca di limoni appena colti

Come piccoli gioielli di vetro che cadono da una collana sul pavimento. Queste sono le tracce di Powerplant dei Girlpool, sono brevi ticchetti di suono. Girlpool è un duo di Los Angeles formato da Harmony Tividad e Cleo Turner e nonostante abbiano solo 21 e 20 anni, Powerplant è il loro secondo album. A loro si è aggiunto il batterista Miles Wintner, per formare un trio dinamico.

Aperto da due pezzi sognanti, ‘123! e ‘Sleepless’, Powerplant è un vero vivaio di piante musicali armoniche e selvagge. Tutto sembra essere ispirato da un disegno segreto. Al centro delle canzoni la morbidezza si rompe di colpo con le voci di Tanya Donelly e Kristin Hersh che si intrecciano in un continuo scambio. Nella freschezza del loro suono qualche apparente ingenuità come ‘Corner Store’ che inizia con una chitarra in stile country e che sfocia poi in un riff dirompente al grido di “Voglio essere un puzzle incollato a te”.

Ci sono anche momenti di pura aggressività come Kiss And Burn. Sembra che i Girlpool utilizzino il loro nuovo disco Powerplant per prendere coscienza di sé anche in una appassionata esplorazione interiore. Nella più lenta Fast Dust, Tividad e Turner sono angeli rotti che si scagliano dal cielo in tempo per cantare sull’inno di “High Rise”. L’album diventa più complesso nelle ultime quattro tracce dove l’intreccio sonoro è meno sognante e l’atmosfera si fa più cupa. I Girlpool abitano in un mondo che appare ostico e in cui le loro canzoni agiscono come gusci protettivi.

A tratti morbido e fragile, in alcuni passaggi amaro e abrasivo, sentire questo disco è come mangiare una sacca di limoni appena colti