Rock 24 Marzo 2011

Said

La mancanza di una personalità originale, assolutamente necessaria per ottenere credibilità, è la pecca maggiore. Musicalmente si va da accessi metal a esperimenti quasi raggae.

L’intro strumentale presenta l’album omonimo dei Said, band di quattro elementi che suona un rock molto melodico, vicino alla roba fatta dai Dredg ma senza raggiungere i loro picchi compositivi. Tecnicamente la band mostra tutti i suoi punti di forza con cambi ritmici, controtempo e chitarre che ruggiscono. La voce, molto emo, purtroppo mostra i propri limiti non dal punto di vista tecnico ma sul cantato, troppo derivativo e prevedibile.
La mancanza di una personalità originale, assolutamente necessaria per ottenere credibilità, è la pecca maggiore. Musicalmente si va da accessi metal a esperimenti quasi raggae (”Zeno”), altri passaggi sono più confusionari, senza una soluzione di continuità.
I ragazzi mostrano di aver imparato la lezione dei maestri ripetendola a memoria, senza aggiungerci niente di nuovo (”L’antica Guerra”). Superata la metà del disco appaiono ritmiche danzerecce, totalmente totalmente fuori contesto, per poi tornare alle atmosfere già citate in precedenza.
Insomma quindici brani (tanti anche per band molto più solide) che schizzano da un parte all’altra come schegge impazzite, senza controllo né un’idea di fondo che dia loro unità. Con grande dispiacere pollice ‘verso’ per i ragazzi.