The King Is Dead
Dieci tracce new wave che musicalmente parlando rappresentano un tuffo nel passato ma che esplicitano l’attualissima sensazione di perdita e smarrimento.
Nel film “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman il cavaliere Antonius Block percorrendo la strada che lo riporta a casa dopo le crociate, incontra la morte che gli comunica che è arrivata la sua ora; nel disperato tentativo di salvarsi le propone una partita a scacchi chiedendole di risparmiarlo qualora vincesse; spinta dalla noia e reputandosi invincibile, la morte accetta e chiaramente…vince.
Non è un caso che l’immagine della morte bergmaniana che studia una mossa di quella fatidica partita sia stata usata per la copertina di questo disco: gli argomenti in esso trattati infatti sono la perdita dei punti di riferimento nella vita quotidiana che porta ad un inevitabile sconforto e alla definitiva capitolazione dell’individuo.
”The King Is Dead” è il secondo disco degli italianissimi Kill Your Boyfriend, al secolo Matteo Scarpa ed Antonio Angeli. Musicalmente parlando rappresenta un tuffo nel passato nel senso che ripropone le atmosfere gotiche della new wave degli anni ’80 (Joy Division e Christian Death tanto per intenderci) condite da sonorità post-punk e shoegaze.
La parte ritmica ripetitiva ed incalzante e le chitarre caustiche ed abrasive rendono in maniera perfetta l’immediatezza e la visceralità delle canzoni. Le dieci tracce sono suddivise in due capitoli introdotti da brevi composizioni strumentali (Death List 1 e Death List 2) perché il progetto originario prevedeva esclusivamente l’uscita in vinile. La prima parte è più speranzosa mentre la seconda più pessimista e votata alla rassegnazione. La produzione di Luca Giovanardi (Julie’s Haircut) si è concentrata con maggiore attenzione sugli arrangiamenti rispetto al passato conferendo al disco una maggior maturità.


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