Rock 30 Aprile 2011

The New Middle Age

Il trio di Pistoia bagna il debutto con un album a dir poco travolgente, con influenze importanti e una dannata voglia di imporsi, pronti a spazzare via con la loro potenza tutto quello che incontreranno per strada.

Wow. Più ascolto il debut degli ”A Small Document”, più mi esalto. Eppure alla base non c’è niente di profondamente innovativo: si sentono le radici blues di questo trio di Pistoia, che nel suo ”The New Middle Age” dà ampio spazio a melodie orecchiabili, alternandole con dei ritmi travolgenti che escono dallo stereo imponendoti di muoverti a ritmo. Non ci credete? Basta metter su ”Son Of Robespierre” per averne una prova: c’è una qualche strana magia che ti impedisce di star fermo, di ascoltare e basta.
Il sound degli A Small Document ti entra dentro, sia esso intriso della psichedelia di ”Shock Down” o di ”Frank Has Gone”, o sparato a mille come in ”Muddling Head”, o ancora semplicemente “cattivo” e disilluso in ogni singola nota, come in ”Word’s Loser”, che a tratti dà l’impressione di essere una b-side dei ben più conosciuti “In Utero” o “Vitalogy”, nonostante le radici delle band in questione siano molto distanti dalle basi su cui la band toscana ha costruito questo interessantissimo debut.
La chiave di tutto è la freschezza del sound nonostante, come detto, non proponga praticamente nulla di assolutamente nuovo: ”Billy Boy’s Trip”, forse la traccia migliore dell’album, ha un gran bel giro di batteria, qualche stacco niente male e un’aria post-beatlesiana che la rende un pezzo di quelli validi, degni di palcoscenici importanti.
“The New Middle Age”, in definitiva, è sicuramente un album interessantissimo, da ascoltare più volte per cogliere tutto ciò che contiene. Personalmente, prima di riuscire a scriverne, l’ho dovuto tener su per molto tempo, dato che le sfumature – in album come questo – sono quasi più importanti dell’album stesso.
La psichedelia contenuta in una traccia come la già citata “Frank Has Gone” manda da sola a casa ¾ del panorama musicale mainstream del nostro paese. Gli A Small Document (Mooar, Billy Boy e Sirjoe, rispettivamente voce, chitarra e batteria) debuttano quindi con un disco che promette tantissimo, e sono pronti a travolgere con la loro potenza tutto quello che incontrano sulla loro strada.