The Remote Part
The Remote Part ci propone gli Idlewild in eccellente forma, energici e intelligenti con tanta voglia di misurarsi con le indie band più famose. Forse è la volta buona per questo giovane gruppo scozzese che con un suo stile e un buon album sta conquistando la vetta delle charts di tutto il mondo.
Una piacevole sorpresa questi quattro giovani scozzesi che dall’anonimato della seconda divisione, per dirla in termini calcistici inglesi, delle Indie band hanno scalato le classifiche e si stanno imponendo al grande pubblico con i due singoli tratti dal loro quarto disco “The Remote Part”.
Dopo il primo grezzo mini album “Captain”, il fresco punk-pop di “Hope is Important” (vero debutto) e il melodico “100 Broken Window” gli Idlewild hanno sferrato l’attacco al successo e lo hanno fatto senza tradire le loro origini punk rock ma anzi hanno approfittato del momento favorevole che questo genere sta rivivendo. Trascinati dal loro leader e compositore Roddy Woomble, con sicurezza e onestà musicale stanno raccogliendo i frutti dei tre dischi precedenti e forse hanno tirato fuori dal cilindro uno dei migliori lavori di questo 2002.
“Da ieri ogni cosa è cambiata” canta Roddy Woomble nel brano di apertura “You Held The World In Your Arms” accompagnato da un riff di chitarre e da una base orchestrale che riassume lo spirito di tutto il Cd e che insieme all’acustica “Never Wanted” ci riporta alla mente il Morrisey degli Smiths; ma è in “American English” mutuata dai cugini irlandesi U2 che ci si accorge di come lirica e musica possano andare d’accordo quando sono espresse con sincerità e sentimento.
Gli Idlewild non dimenticano certo le loro origini punk e lo dimostrano in brani come “A Modern Way of Letting Go” e “Stay The Same” dove si racchiudono i due momenti più rock che mettono a dura prova le corde vocali del cantante.
The Remote Part è stato registrato in Nord America e nei brani “Tell Me Ten Words” con l’aggiunta dei mandolini e in “Century after Century” che si sente l’influenza della band di Athens, i Rem ai tempi di Document.
“In Remot Part/Scottish Fiction”, brano conclusivo, ci propone il contributo del poeta scozzese Edwin Morgan che recita un testo appositamente scritto “Scottish Fiction” e chiude degnamente in bellezza un album che venderà sicuramente meno dei tanto celebrati Oasis e Coldplay ma che per gli addetti ai lavori è da tenere gelosamente in considerazione.


