Thee Elephant
L’approccio al disco è positivo e lo si ascolta con simpatia ed affetto come quando si rispolverano le foto dei nonni, purtroppo le idee originali sono poche rendendo il risultato troppo derivativo.
- Artista
- Thee Elephant
- Etichetta
- Ivory Records/Gas Vintage Records
Recentemente nel pianeta Musica vanno di moda i superguppi; a volte sono mere speculazioni commerciali mentre a volte nascono dall’incontro tra musicisti che vogliono sperimentare nuovi territori sonori come nel caso dei Transatlantic di Portnoy e Trewawas, dei Chickenfoot targati Hagar/Satriani/Chad Smith, oppure dei Them Crooked Vultures di Dave Grohl, Josh Homme e John Paul Jones; ora anche l’Italia (con le dovute proporzioni) ha il suo supergruppo appartenente alla seconda categoria: Thee Elephant.
Il progetto nasce nel 2012 quando il folksinger Dola J. Chaplin incontra il produttore Sante Rutigliano e insieme cominciano a lavorare su alcuni brani acustici. La volontà di pubblicare un disco li porta ad avvalersi del batterista Simone Prudenzano, del tastierista Matteo Scannicchio (Operaja Criminale) e del bassista dei Jennifer Gentle Milo Scaglioni. Il risultato è questo album omonimo di rock blues graffiante, energico e moderno, riconducibile maggiormente ai Black Keys e a Jack White piuttosto che ai performers più tradizionali.
La batteria quadrata e percussiva crea una perfetta impalcatura per la voce volutamente sporca e per le chitarre distorte; la scelta di ricreare un suono vintage non è solo voluta ma tenacemente ricercata con il condivisibile intento di recuperare se non omaggiare i suoni dei mitici anni ’60 e ’70.
Le dieci tracce infatti sono state registrate LIVE utilizzando solamente strumenti e apparecchiature dell’epoca. Per questo motivo l’approccio al disco è positivo e lo si ascolta con simpatia ed affetto come quando si rispolverano le foto dei nonni; procedendo con l’ascolto però ci si aspetta qualcosa di più dell’iniziale citazionismo e qui forse si resta un tantino delusi: l’evoluzione qualitativa che la competenza del gruppo dovrebbe garantire tarda a farsi viva, limitandosi ad alcuni episodi come That’s Beyond The Pale o Hole In The Road; purtroppo le idee originali sono poche rendendo il risultato troppo derivativo.


