Rock 26 Giugno 2011

unActualZ

Certo, questo è un album un po’ derivativo ma almeno le radici sono ramificate per benino. Oserei, quasi, dire che è sempre la solita minestra, ma riscaldata bene.

Gli unActualZ arrivano da Napoli, ma sembrano in tutto e per tutto una vecchia, fastidiosa grunge band a stelle e strisce. Il loro omonimo esordio (interamente autoprodotto) unisce, infatti, l’anima loud del rock alle tipiche atmosfere rallentate del pop. Diego Cardone, Gianluca De Rosa e Ottavio Castoldo puntano tutto su un rock molto diretto e semplice, che lambisce tra dure sferzate hard-rockeggianti e melodie frizzanti.
Gli undici brani di questo album hanno tutti un comune denominatore: la comunicazione. Tant’è che ogni pezzo è accompagnato dal sentimento che lo ha ispirato. Se in ”Game Over”(caducità) e ”Balanced Hearts” (equilibrio) affiora la vena più hard-rock del gruppo con la melodica ”Stop The Lies” (speranza) torniamo in territori più placidi e probabilmente più consoni alla band partenopea. I testi sono complessi, abbondano le parti strumentali e un’aurea rustica e cattiva al tempo stesso. ”Noisy Cloks” (reazione) e ”Brainwashing” (rivoluzione) sono, infatti, tipici pezzi da urlare a squarciagola ai concerti.
A metà strada ci sono anche divagazioni più meditabonde come ”High Line” (compromesso) o ”Clouds Angels Desire” (costruzione) e come sempre capita in questi casi, dopo la rivoluzione iniziale non resta che sistemare la resurrezione finale con ”Volume” attraverso quello che è il suo velo di malinconia. Beh, che occorre di più quando le canzoni, le idee e le intenzioni sono così chiare ed evidenti?
Certo, questo è un album un po’ derivativo ma almeno le radici sono ramificate per benino. Avvinghiate tra Foo Fighters e Queens Of The Stone Age, Led Zeppelin e Pearl Jam, a tratti non se ne viene a capo. Oserei, quasi, dire che è sempre la solita minestra, ma riscaldata bene.