Indie 7 Gennaio 2009

Way To Normal

Dopo due anni di silenzio, il ritorno di Ben Folds non è privo di colpi di scena ed i nuovi brani sono certamente destinati a far discutere

I suoi dischi sono sempre stati contrassegnati da un’atmosfera ricca di verve ed energia e chi lo ha visto dal vivo garantisce che le sue performance al piano sono altrettanto incandescenti. “Way To Normal”, terzo capitolo della saga solista di Ben Folds, è probabilmente animato dallo stesso fuoco, se al termine delle registrazioni l’artista statunitense ha dichiarato di essersi sentito “come una bottiglia di champagne che è stata agitata per diciotto mesi e poi aperta in studio”.

Realizzate nella sua sala d’incisione a Nashville e prodotte da Dennis Herring, le nuove tracce colpiscono innanzitutto per la forza e la graffiante vitalità che Ben è riuscito sprigionare nonostante che, stando alle cronache, sia reduce da uno dei periodi più complicati della sua vita.
A giudicare dallo spirito dei brani, le difficoltà non devono aver lasciato traccia e già dalle prime battute le cose prendono una piega ben precisa: l’opening track è una fulminante sequenza di note parente stretta dei divertissement dei Ben Folds Five e di taluni preziosismi che in passato lo hanno collocato a metà strada tra Beck ed Elton John. Al Nostro il gioco piace così tanto che i due brani seguenti (“Dr. Yang” e “The Frown”) ricalcano le armonie dissonanti di “Hiroshima (B B B Benny Hits His Head)”. “You Don’t Know Me” archivia momentaneamente il discorso e ci propone una deliziosa caramella pop che la voce di Regina Spektor rende ancora più dolce; la luna di miele prosegue fino a “Cologne” e si interrompe bruscamente con “Errant Dog”, che riporta l’ascoltatore sulle montagne russe fino al sontuoso congedo di “Kylie From Connecticut”.

La svolta è radicale. Forse, dopo vent’anni di carriera (ha iniziato come bassista dei Majosha, nel 1988), Ben Folds ha temuto di sembrare un po’ bollito e perciò ha puntato su un sound più frizzante. Oppure ha pensato di essersi troppo appiattito su melodie di stampo beatlesiano e che fosse giunta l’ora di riscoprire i suoi virtuosismi.
Sta di fatto che “Way To Normal” fa salire i decibel ma risulta tortuoso e pasticciato. Ha un certo impatto – si sente la collaborazione di Jared Reynolds e di Sam Smith, rispettivamente al basso e alla batteria – ma raramente emoziona e a conti fatti l’episodio più coinvolgente è proprio il duetto con Regina Spektor che nell’economia del disco doveva essere una delle poche concessioni al “vecchio”. A qualcuno piacerà, non c’è dubbio: chi aveva trovato melenso ed eccessivamente zuccheroso “Songs For Silverman” sarà felice di questi spartiti decisamente adrenalinici. A noi l’operazione convince di meno. E ci auguriamo che Ben Folds torni l’interprete sofisticato capace di coniugare rock e musical, Todd Rundgren e Burt Bacharach. Senza per questo smarrire la grinta. Che qui rimane l’unico ingrediente.