We Were Exploding Anyway
Le chitarre elettriche vengono messe un po' da parte per fare sempre più spazio ai beat pulsanti della drum machine, ai suoni elettronici ad ai loop stralunati ed ipnotici a base di sonorità vintage
We Were Exploding Anyway è l’ultima fatica per la band di Sheffield capitanata da Joe Shrewsbury e segna un netto cambio di rotta rispetto ai lavori precedenti.
Dopo gli esordi profondamente influenzati dalla scena post-rock di Chicago e da band come i Tortoise, il sound dei 65daysofstatic si è progressivamente avvicinato alla musica elettronica: le chitarre elettriche vengono messe un po’ da parte per fare sempre più spazio ai beat pulsanti della drum machine, ai suoni elettronici ad ai loop stralunati ed ipnotici a base di sonorità vintage. Ai controtempi delle percussioni rispondono i sintetizzatori con i loro suoni quasi ai limiti della techno in cui si avverte moltissimo l’influenza di nomi del calibro di Aphex Twin e Pan Sonic. Di We Were Exploding Anyway sorprende soprattutto l’atmosfera danzereccia. Le nove tracce contenute in questo disco sono una sequenza di brani tutti potenzialmente ballabili. Quello che colpisce è la grande abilità nel costruire ritmiche complesse che, pur se alle volte ripetitive, risultano quasi sempre coinvolgenti rimandando la nostra immaginazione ai club più cool londinesi.
Il disco è stato preceduto dal singolo Weak4, una strana miscela a base di big beat alla Prodigy, di sonorità orientate alla musica club/dance dei Chemical Brothers ed, infine, di rimasugli post-rock.
Tutto il disco è travolto da pulsioni elettriche tra le quali ricordiamo la tribal techno del brano di apertura Mountainhead e del successivo Crash Tactics, il ritmo ossessivo alla Underworld di Dance Dance Dance (che non ha nulla a che vedere con le canzone dei Beach Boys). Tracce post-rock si possono trovare in pezzi quali Piano Fights e la magnifica Come To Me, con l’amico Robert Smith dei Cure alla voce. Chiudono il lavoro le atmosfere più rilassate di Debutante (bellissimo l’intro) e la conclusiva Tiger Girl, brano che inizia con un ritmo dance quasi scontato ma che, a metà pezzo, ci sorprende con un cambiamento di sound radicale grazie ad un arrangiamento di synth e chitarre decisamente psichedelico, molto vicino alla scuola Kraut-Rock tedesca per intenderci, in un magnifico crescendo finale.


