Rock 23 Ottobre 2011

You’re Dead And It’s All Your Fault

Che mi possa venire un accidente se questo album non avrebbe scatenato l’invidia di Tool e A Perfect Circle: intimismo cupo e cibernetico, distorto e lacerante. Semplicemente da applausi.

Che mi possa venire un accidente se questo album non avrebbe scatenato l’invidia di Tool e A Perfect Circle.
Certo che, se i campani DasAuge sono cresciuti a pane e neo-prog, questo è il tipico caso in cui gli allievi si candidano con decisione a superare i maestri, e stavolta non è il caso di avere neppure troppe remore per il paragone ardito.
Sorge persino il dubbio che i DasAuge siano addirittura troppo “avanti”, troppo inediti ed innovativi per un mercato statico come quello italiano. Resta il fatto che Massimo Manzo e soci hanno tirato fuori qualcosa di spettacolare, e questa è l’unica cosa che conta.
”You’re Dead And It’s All Your Fault” è senza dubbio uno dei migliori album indie-alternative usciti negli ultimi anni.
Le influenze della band spaziano in un panorama musicale che include anche artisti tradizionalmente considerati “leggeri”, almeno in ambito rock, ma il loro riffing potente e melodico evoca piuttosto riferimenti gothic e metal. Del resto, tanto nella musica quanto nell’artwork, i DasAuge indugiano con evidente compiacimento su suggestioni macabre. Per carità, niente a che vedere con vampiri fighetti e glitterosi et similia; bensì uno scavo approfondito, a tratti anche invasivo e violento, negli abissi dell’animo umano, un Maëlstrom di angosciose e mortifere passioni, che rendono vivo e pulsante ogni accordo, ogni furioso crescendo di questo splendido affresco surrealista.
Intimismo cupo e cibernetico, distorto e lacerante. Semplicemente da applausi.