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Roland Emmerich
2012
Azione, Drammatico, Fantascienza, Catastrofico, 158' - U.S.A., Canada
2009
Sony Pictures
di
Andrea Belcastro
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Evviva il festival del cliché. Evviva Roland Emmerich, il regista tedesco trapiantato negli States per allietarci ogni quattro-cinque anni con i suoi bei polpettoni catastrofici tutti effetti speciali e con una caratterizzazione dei personaggi ridotta al lumicino. La recensione potrebbe finire anche qui, e potrebbe benissimo essere valida per qualsiasi film prodotto dal buon Roland. Non è che poi ci sia tanto altro da raccontare sul film, perlomeno non senza svelare la, già esile, trama. Che, tra l’altro, vive i suoi momenti migliori quando prova a darsi una certa parvenza scientifica finendo per regalarci il personaggio più riuscito, nonostante appaia forzato in più di un’occasione, nel geologo Adrian Helmsley (Chiwetel Ejiofor).
Il fricchettone Charlie Frost, e lo scrittore fallito Jackson Curtis con ex-moglie e figlioletti rompiscatole appresso, tenero ritratto di famigliola infelice in fuga, strappato di peso dalla mortalmente orripilante Guerra dei Mondi di spielberghiana memoria, completano un cast di personaggi che riescono ad annoiare ancor prima di entrare in scena (stendiamo un velo pietoso sulla combriccola russa che accompagna le vicende dei protagonisti). John Cusack, che probabilmente non è mai uscito dal negozio di dischi di Alta Fedeltà, riesce ad appiattire ulteriormente il suo impalpabile alter-ego cinematografico. Anche se è doveroso ammettere che il cartoonesco doppiaggio di Oreste Baldini non è esattamente il modo migliore per empatizzare con un tizio che si salva la pelle ogni volta per questione di centimetri. Già, centimetri. Sono questi pochi amici del sistema metrico a rendere terribilmente ridicole tutte le scene action del film, dove tra palazzi che crollano, onde gigantesche che devastano e strade che si squarciano, la salvezza dei nostri protagonista è garantita per questione di centimetri e millesimi di secondo. Sempre e sistematicamente, tanto che si ha quasi l’impressione che Emmerich sia rassegnato e consapevole di fare film di m***da e scontati in tutte le loro parti.
Inutile, in questa sede ed in qualsiasi altra, dilungarsi sul numero di elementi rubati di sana pianta da altri film, dello stesso Emmerich o di altri autori. Perlomeno, dispiegando 260 milioni di dollari di budget, la Sony avrebbe dovuto pretendere degli effetti grafici ed una spettacolarità di gran lunga migliori, ed invece, come già detto, anche le scene che dovrebbero catalizzare i sentimenti e l’attenzione del pubblico finiscono per essere momenti che affossano del tutto la produzione. Purtroppo però, tramite il battage pubblicitario riuscitissimo, e considerata l’estrema curiosità delle grandi masse nei confronti di tematiche così delicate, terrorizzanti quanto affascinanti, i botteghini trasudano denaro e si parla e parlerà di un grande successo. Ignorando, ancora una volta, la triste visione del mezzo cinematografico portata avanti dall’altrettanto sconsolante cineasta tedesco.
VOTO: 2/5
Articolo del
24/11/2009 -
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