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Partiamo dalla premessa. Il doppio album dei Foo Fighters è una cosa nota da mesi, notizia sbandierata senza tatticismi dal sito ufficiale del gruppo e circostanziata come vera e propria scelta di campo: una parte di sano e duro rock e un’altra di riflessione acustica. In sostanza, le due anime della vera anima dei Foo Fighters, quel Dave Grohl, già batterista dei Nirvana e adesso punto di riferimento per le schiere fedeli del post-grunge. Ma arriviamo al punto. “In Your Honour” non doveva rappresentare una svolta musicale nella storia del gruppo, il problema (se tale si può definire) è che il doppio album dei Foo Fighters suona piatto e di maniera, senza quelle emozioni esplosive a cui ci aveva abituato nel passato il collettivo capeggiato dal Grohl. Un primo sospetto mi era venuto ascoltando il singolo, Best of You, che ha anticipato di poco l’uscita di “In Your Honour”. La anomalia era la seguente: vedendo il video mi sono rimaste più impresse le immagini di quanto non abbia fatto la canzone. Dal sospetto alla conferma, o meglio, il secondo indizio che ha formulato la prova di una certa debolezza dell’ultimo lavoro dei Foo Fighters. Il 13 maggio il gruppo si è esibito per MTV in un Live Promo a Copenaghen che è stato trasmesso un paio di settimane fa dal network musicale. Insomma, lo stacco tra i pezzi vecchi e quelli del nuovo disco è notevole, così come era palpabile il nervosismo di Grohl, stranamente impegnato a declamare il suo amore spropositato per la sua ultima creatura, definita il miglior episodio discografico del gruppo. Il cerchio si chiude con l’ascolto del doppio, anomalo cd. La prima parte, più tirata (siamo su uno standard buono per lo stone rock, se non addirittura per il più genuino hard-rock) è il classico clichet alla Foo Fighters. La open track (In Your Honour) non è assolutamente rappresentativa di quello che segue. La cuffia comincia a diventare incandescente con “No Way Back”, si riscalda ancora di più con il citato singolo (Best of You) e raggiunge il punto di massimo calore con “The Last Song” vera sintesi di quello che di irrequieto sa fare Grohl quando mette il piede sull’acceleratore. Ma passiamo alla parte “unplugged”. E’ sicuramente una vecchia fissazione di Davi d Grohl che da sempre ha dichiarato di perdere la testa per le sue intuizioni acustiche, a tal punto di mettersi a piangere mentre intona uno dei suoi brani profondi. Ecco perché il secondo episodio di “In Your Honour” va preso così com’è, senza tante menate. Sono sicuramente più facili da ascoltare i Foo Fighters adrenalinici, ma cosa dire dei dieci pezzi contemplativi rasserenati da ospiti inattesi (Norah Jones, Josh Homme, John Paul Jones) che possono essere la migliore colonna sonora di un quieto pomeriggio in solitario o la ninna nanna speciale per qualche nostalgico sognatore…. C’è un po’ di tutto nell’ultimo dei Foo Fighetrs, una miscela composita di quello che il gruppo sa fare senza temere imitazioni. Per metterla in senso positivo ci può stare che Dave Grohl si sia guardato per una volta allo specchio compiacendosi di se stesso. In fondo, cosa ci sarebbe di male per un guerriero come lui. Potrebbe trattarsi solo di un turno di riposo, a meno che i Foo Fighters non si siano definitivamente innamorati di se stessi.
FOO FIGHTERS live in ITALIA:
lunedì 23 gennaio a MILANO @ MAZDAPALACE Posto unico: 25 Euro + prevendita
Articolo del
22/01/2006 -
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