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Quella di Vashti Bunyan è una storia speciale; una storia che vale la pena di raccontare. La trama, i protagonisti, il contesto nel quale si sviluppa contribuiscono a dipingere attorno a questo personaggio un’aura quasi mitica. E’ una storia fatta di viaggi avventurosi, incontri fortuiti, delusioni e sorprese. Già dal 1965 Vashti, bella, giovane e inquieta, viene espulsa dalla scuola d’arte di Londra e si guadagna modestamente da vivere improvvisando qualche serata nei locali di Soho. In questo contesto viene scoperta dal manager dei Rolling Stone, Andrew Loog Oldham, che vede in lei l’ennesima pop-starlet da gettare in pasto al mercato discografico: ma non è quella la strada che la giovane Vashti intende percorrere. Tant’è che nel 1968 decide di lasciare Londra alla volta di Skye, l’isola delle Ebridi dove si diceva che Donovan volesse costituire una libera comunità di artisti (idea rimasta una pura utopia); delusa da quell’esperienza, Vashti trascorre gli anni successivi girovagando per l’Inghilterra e la Scozia, senza denaro né un’automobile, insieme al suo grande amore Robert Lewis, alla sua cavalla nera Bess ed al suo cane Blue. Sono anni duri, caratterizzati da difficoltà di ogni genere, vissuti tra privazioni e disagi, in cui Vashti ha modo di confrontarsi anche con la chiusura e la superstizione delle popolazioni del nord della Gran Bretagna. Ma questo stile di vita quasi da Amish, le peripezie vissute, le suggestioni accumulate forniscono alla Bunyan una galleria variopinta di immagini ed esperienze cui attingere per il suo primo disco, "Just Another Diamond Day", prodotto grazie ad una serie di fortuite coincidenze dal guru del folk Joe Boyd (già produttore di Nick Drake). Il lavoro, che vedrà la luce nel 1970, non sarà praticamente distribuito, rimanendo patrimonio di pochi – fortunati – collezionisti. E’ un disco nel quale troviamo molto più dell’evocazione del fenomeno hippie oppure dello stile di vita “freak”: la sensibilità che emerge dalla voce dolce e spaesata di Vashti, la delicatezza degli arrangiamenti collocano questo lavoro della Bunyan in quella dimensione “altra” riservata solo ai veri e propri capolavori. Ma di nuovo a questo punto la vita sta per riservare a Vashti ben altro che una fulgida carriera da cantautrice: poco dopo l’uscita del disco, rimarrà infatti incinta ed abbandonerà qualsiasi velleità artistica per dedicarsi totalmente alla maternità.
A questo punto la storia di Vashti sembra giunta al termine; ma paradossalmente, in questo contesto quasi fiabesco, la rivoluzione tecnologica di internet contribuisce a dare una svolta decisiva alla vicenda. Infatti leggenda vuole che sia attraverso il motore di ricerca “google” che Vashti si sia resa conto, dopo quasi una trentina d’anni, di essere divenuta una vera e propria musa per tutto il movimento weird folk. Ma sono sicuramente l’interesse e l’ammirazione (quasi venerazione) di artisti come Devendra Banhart e Joanna Newsom nei suoi confronti che fanno sì che il nome di Vashti Bunyan torni a circolare nell’ambiente musicale. A questo punto, sempre con l’aiuto di Joe Boyd, decide di ridare alle stampe "Just Another Diamond Day"; ma soprattutto, stimolata e incitata dai suoi amici e collaboratori, comincia ad accarezzare l’idea di scrivere un secondo disco; nel frattempo si riaffaccia sulla scena musicale prima con qualche comparsata con i Piano Magic, poi in maniera sempre più incisiva con Devendra Banhart, infine con la realizzazione di un ep insieme con gli Animal Collective. E finalmente, nell’ottobre del 2005, viene pubblicato "Lookaftering", il disco che interrompe i 35 anni di silenzio. Il cd viene edito dalla prestigiosa Fat Cat; alla realizzazione del lavoro (prodotto da Max Richter) partecipano in maniera significativa personaggi come i già citati Devendra Banhart e Joanna Newsom, ma vi sono anche altri ospiti di rilievo come Adem, Adam Pierce, Robert Kirby e Otto Hauser degli Espers. Il disco non fa altro che confermare in pieno l’immenso talento e tutta l’arte di questa straordinaria folk-singer. Poche opere sono così piene di empatia e umana tenerezza: pura e semplice arte folk. Artigianato fatto con le mani e riscaldato con il cuore. Musica fuori dal tempo perché piena di qualità primigenie, che non si appoggiano ad una scena o ad una moda. C’è davvero da augurarsi di non dover attendere altri 35 anni perché la Bunyan ci regali un altro capitolo della sua fantastica storia.
Accompagna Vashti Bunyan, e la precede in un prezioso set acustico, Adem Ilhan, bassista dei Fridge e sodale di Kieran “Four Tet” Hebden. Agitatore della corposa comunità “folktronica” londinese che sta rivisitando la tradizione folk con misurate iniezioni di sinth e computer, Adem ha dato alle stampe due apprezzati album per la prestigiosa Domino Records. In particolare, il recentissimo “Love and Other Planets”, che sarà svelato nella data bolognese, è un piccolo gioiello fatto di miniature intime e commoventi, sorrette da una scrittura scarna ed essenziale che si concede divagazioni ed astrazioni “free form” ma non sacrifica mai la forma-canzone.
Come si sarà compreso, un doppio appuntamento da non perdere.
RECENSIONI: Vashti Bunyan - Just Another Diamond Day
VASHTI BUNYAN + ADEM live in ITALIA:
Domenica 21 maggio a BOLOGNA @ Circolo Arci CONTAINER, in Via dello Stallo ore 21.00 - Ingresso 5 € riservato ai soci ARCI - Info: 051-531986
Articolo del
20/05/2006 -
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