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Vi chiedevate com'erano le cantanti degli anni '60 da cui ha preso spunto la pluripremiata ai Grammy Awards Amy Winehouse? La voce di Bettye Lavette ha la capacità di cogliere innumerevoli sfumature, una performer sofferente e allo stesso tempo brillante, a detta di alcuni, la classica interprete soul degli anni '60. Lei in realtà si definisce più una cantante rhythm’n’blues; il soul proviene dal gospel e ha in sé qualcosa di spirituale e religioso mentre le sue ballate sono cariche di sentimenti, di emozioni umane, passione, gioie e dolori terreni.
Bettye LaVette, cresciuta a Detroit, dove fu scoperta dal produttore discografico Johnnie Mae Matthews, registra il suo primo singolo nel 1962 all’età di 16 anni. Il brano intitolato My Man – He’s A Lovin’ Man diventa un successo nazionale dopo che l’Atlantic Records ne rileva i diritti. Ciò la porta a fare un tour a fianco dei musicisti rhythm and blues Clyde McPhatter, Ben E.King, Barbara Lynn e l’alllora esordiente Otis Redding, ed anche per un breve periodo con James Brown. Seguirono il singolo Let Me Down Easy, poi divenuto la sua personalissima colonna sonora, e vari altri singoli incisi per etichette diverse a cui non fu mai contrattualmente legata. Incapace di seguire le esigenze dei discografici Bettye dedica gran parte della sua carriera a fare più concerti che registrazioni. Continua ad incidere singoli, saltando da una etichetta all’altra. Trascorre sei anni a Broadway in tour con il musical Bubbling Brown Sugar, e durante l’era della disco music realizza un brano che riscuote un discreto successo ironicamente intitolato Doin’ The Best That I Can. La Motown le offre, nel 1982, un contratto per riempire il vuoto lasciato da Diana Ross. Registra l’album “Tell Me A Lie”, che contiene il singolo Right In The Middle Of Falling In Love. Nonostante ciò e la presenza consolidata nel circuito dei festival europei, la LaVette ancora deve lavorare duro per affermarsi. Nel 1991 è la volta di “Not Gonna Happen Twice” per l’etichetta di Motorcity di Ian Levin. Nel 1999 Gilles Petard, un collezionista di dischi soul francese, scopre gli originali di un album che la LaVette registrò nel 1972, presso gli studi Muscle Shoals Sound, intitolato “Child Of The Seventies”, e relegato agli archivi dell’Atlantic Records. Un vero peccato dal momento che l’album di cui Petard rileva i diritti e distribuisce nel 2000 con la propria etichetta (Art and Soul), con il titolo di “Souvenirs”, è ritenuto un vero capolavoro. L’album sarà poi distribuito una seconda volta con il titolo originale da Rhino Handmade nel 2006 con tracce aggiunte. L’uscita di “Souvenirs” scatena un vero e proprio revival della LaVette e ciò la porta a produrre un album dal vivo e ad altri due nuovi album. Tra questi ultimi, l’acclamato “I've Got My Own Hell To Raise” del 2005, prende titolo dal testo di “Sleep To Dream” brano di successo di Fiona Apple - l’album ne include una cover – un album tutto al femminile al quale partecipano cantanti di spicco come Sinead O'Connor, Lucinda Williams, Joan Armatrading, and Dolly Parton. L’album è edito dalla ANTI- Records e prodotto da Joe Henry. Il suo ultimo album “The Scene Of The Crime”, uscito nel 2007, non è altro che la consacrazione di una dark lady la cui voce è capace di spingersi oltre i confini dei luoghi di origine, facendo suoi brani di alcuni dei grandi della storia della musica e rivelandone pregiatissime potenzialità nascoste. L’album è registrato con la band rock-soul Drive-By Truckers negli studi Muscle Shoals, Alabama e prodotto da Patterson Hood, che altri non è che il figlio del bassista David Hood, session man della sezione ritmica dei Muscle Shoals ai tempi della registrazione mai pubblicata di Bettye.
BETTYE LAVETTE BAND live in ITALIA:
1° aprile a MILANO @ Rassegna Suoni e Visioni ROLLING STONE Ingresso: 15 euro intero / 12 euro ridotto Orario: 21.00
2 aprile a MORENA (ROMA) @ Stazione Birra INGRESSO: 15 EURO + DP
4 aprile a FORLI' @ Naima Club
Articolo del
31/03/2008 -
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