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Ciclope
Una Notte l'Inferno
2010
GreenFogRecords
di
Arianna Mossali
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Come partire dal noise, inteso ovviamente come genere musicale, e arrivare ad un album che per molti risulterà quasi psicanalitico. Si potrebbe così riassumere l’epopea di "Una Notte, l’Inferno", debutto discografico per la Greenfrog Records dei Ciclope, formazione veneta recentissima ma dalle idee assai chiare. Accantonate immediatamente qualsiasi aspettativa di rock fluido ed avvolgente e di accordi melodiosi: non è questo l’intento. I supporter del noise troveranno qui tutte le disarmonie e le atmosfere stranianti che gli sono tanto care, rielaborate in modo molto personale, grazie soprattutto alla voce graffiante di Igor Pajalich: a tratti (Blu ne è forse l’esempio più lampante) tende esageratamente al crossover italiano di largo consumo, vedi Caparezza o Linea 77, ma nel complesso riesce a trovare un suo stile. Leonardo Gatto e Francesco Berti utilizzano spesso e volentieri il doppio basso creando ritmiche compatte, in cui irrompono le frustate della chitarra che rendono il loro sound nevrotico e aspro. Le tracce sono brevi e secche, ma alcune di esse ("Ad occhi chiusi", "Tre giorni", "Neurostroboscopic") presentano repentini cambi di ritmo, a spezzare un andamento che potrebbe altrimenti risultare monocorde. Svettano su tutte la decadente title track e "Lo Farò Di Nuovo", dove i giri di basso ossessivi dei Ciclope si esprimono al meglio. I testi – acidi, crudeli, spietati - scavano inesorabilmente nella mente e nell’animo dell’uomo medio moderno, facendone a pezzi ogni piccolezza, ogni miseria. Arma a doppio taglio? Forse, dal momento che questa musica e soprattutto queste liriche scomode metteranno a disagio più di un ascoltatore, costringendolo a guardarsi dentro; per qualcuno risulteranno certamente sgradevoli. Ma dove sta scritto che la musica debba solo ed esclusivamente mettere l’ascoltatore a proprio agio?
Articolo del
11/04/2010 -
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