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Tra le tante interessanti novità italiane in circolazione, si affacciano anche i trevigiani La Figlia Dell’Incendiario, con l’album di debutto omonimo in uscita per SG Records. I La Figlia Dell’Incendiario nascono nel 2007, e il loro nucleo è formato da ex componenti della formazione No Shame. In questo primo full length propongono un rock complesso e polisemico, tendente al progressive più che al dark, ma ugualmente inquietante, per certi aspetti. Prendiamo, ad esempio, le liriche: testi onirici e immaginifici al limite dell’assurdo, che affondano le radici in un’immaginazione certamente scatenata, ma anche nell’influenza dell’arte in tutte le sue declinazioni, dalla pittura alla letteratura… Il risultato ha toni piuttosto cupi, accentuati dall’uso di distorsioni ed effetti sonori vari (molto utilizzato soprattutto il delay), ma innegabilmente affascinanti. Dopo una intro atmosferica, abbiamo ”Stramonio”, un muro di chitarre acide che fa da vera porta d’ingresso al mondo esagerato e distorto dei La Figlia Dell’Incendiario. Nella parte centrale, ”Sinfonia” e ”Oriente” ci introducono, per così dire, a un altro lato della band: i ritmi si fanno meno serrati, le melodie più dolci e rarefatte, gli arrangiamenti più sfumati, forse per lasciare la mente dell’ascoltatore libera di vagare, senza beat ossessivi ad incatenarla. Ma lo scenario cambia nuovamente con ”Falene”, nella quale, sovvertendo completamente l’atmosfera creata nelle track precedenti, il synth produce addirittura un curioso refrain techno-funk. Seguono le belle ”12” e ”La Rotta. 18 Maggio 1867” è un’altra traccia d’impatto, rock potente dai riff quasi metal nella loro drammaticità. Chiude la strumentale ”Skeleton New”, che, come la maggior parte delle tracce precedenti, ha una strabiliante capacità di partire con un arrangiamento chiaro e leggibile, per poi cambiare pelle, trasformandosi in altro da sé nel giro di pochi minuti: dote camaleontica di cui i La Figlia Dell’Incendiario sono ben consapevoli, e che sanno sfruttare. A fronte di un lavoro notevole dal punto di vista dell’originalità, delle liriche e del potenziale narrativo, qualche dubbio resta sulla capacità di arrivare dritti al cuore dell’ascoltatore. La parte strumentale a volte risulta un po’ freddina, troppo meticolosamente studiata. Certo, il progressive non è noto per essere un genere musicale “di pancia”, è tecnico ed intellettuale. Questo album ha dei tratti che lo fanno somigliare a un quadro fiabesco, bellissimo, fatato, magico, ma con un qualcosa di artificioso. Dai bravi La Figlia Dell’Incendiario ci piacerebbe sentire anche qualcosa di più istintivo e passionale. Del resto, grinta e talento non gli mancano, e, come dicono loro stessi…“…C’è ancora molto da bruciare.”
Articolo del
22/04/2010 -
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