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È piuttosto raro, ormai, trovare gruppi che compongono canzoni di protesta, che inneggiano alla rivoluzione e al colore rosso, gruppi che credono in ideali che, per la maggior parte del mondo, sono morti e sepolti. I Palkosceniko Al Neon hanno, infatti, prodotto il loro album ”Disordine Nuovo”, ispirandosi a tanta canzoni di protesta, ma inserendole all’interno del sound crossover, con chitarre forti e molto presenti; una congiuntura, quella della musica crossover e la canzone di protesta, che funziona molto bene, facendo comprendere appieno la rabbia di cui sono pieni questi ragazzi. Una rabbia che ha radici profonde, in un paese dove, ormai, gli ideali sono stati sepolti sotto le televisioni e i muri di qualunquismo e ipocrisia che, la classe dirigente e non, continua a sciorinare giorno dopo giorno, quasi come se nessuno se ne accorgesse. Ci sono frasi interessanti sia nelle melodie che nei significanti di quello che i Palkosceniko Al Neon cercano di trasmettere, inoltre la collaborazione con altri artisti dell’ambito romano fa comprendere quanto questo progetto sia condiviso nella sua ideologia da molti altri, come Alessandra Perna e Carlo Martinelli dei Luminal, Daniele Coccia e Cristina Baradacco dei Surgery, Dj Freak e la stessa Radio Rock, nota emittente romana. I Palkosceniko si dichiarano “gli ultimi che distruggono un mondo governato dal potere, la massoneria è dio”, piuttosto direi che la massoneria è ovunque e che purtroppo il mondo governato dal potere non può essere distrutto, ma, forse, può essere cambiato. Di certo i Palkosceniko sono più indirizzati verso la distruzione, idea chiara anche nella copertina dell’album dove varie simbologie e citazioni storiche si uniscono per trasmettere meglio l’idea di cosa si voglia distruggere. Ma forse il titolo ”Disordine Nuovo” è un modo diverso di vedere la realtà, un nuovo disordine potrebbe essere quello che ci serve per curare un mondo corrotto e profondamente malato. L’uso del crossover, di forte chitarre, di cori e urlati continui, di certo sono funzionali a non trasmettere sicurezze, i PalKosceniKo sono arrabbiati e molto, e questa loro rabbia dura ben 14 tracce, senza soste, come a voler confermare il concetto che la rivoluzione è sempre e comunque un atto prevaricante, che prevede un uso della violenza, una forte motivazione e tanta, tanta indignazione. Peccato che le previsioni sulle statistiche ci dicono che tutto questo, per quanto possiamo combattere, non porterà a nulla di nuovo fin quando non si raggiungerà un punto di rottura, ma almeno, nel frattempo, i Palkosceniko potranno sempre urlarlo e sfogarlo nella loro musica e farlo fare a tutti coloro che vorranno ascoltarli.
Articolo del
15/04/2010 -
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