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E’ uscito da poco il primo album omonimo della band comasca, emergente sulla scena indipendente e sotto l’etichetta dei Punkreas; essere parte di un’etichetta non significa automaticamente essere passibili di incasellamento forzato in un genere. In questo caso sarebbe lo ska, che in Yokoano fa solo da sfondo e collante ad una miscela sconclusionata ma comprensibilmente accattivante di generi. Rock, prog, metal, punk, eccetera. Autore e chitarra è Dani (già Pornoriviste), Zak al basso e Dario alla batteria: da trascorsi di rigide chiusure di genere, punk e rock, i tre ragazzi sono uniti dalla voglia di non essere definiti. Il risultato è un disco/puzzle che ha un suo stile, senza essere ripetitivo; ”Yokoano” ha il suo sound, pur non essendo banale. Per non dare definizioni azzardate si potrebbero utilizzare due parole che spesso si leggono nelle promo della band e sui loro siti: arancia meccanica, proprio quell’agrume di Kubrick, film al quale sembrano ispirarsi, prendere spunto o solo l’energia, un po’ di cattiveria (quanto basta) e la spinosità dei testi. Volendo fare paragoni, si potrebbero definire le influenze – i sound like. Allora ricordano, in ordine sparso e miscelati: Nirvana, Greenday, rock-alt punk americano di fine secolo scorso, nu-punk, cantautoristica italiana di nicchia, Negramaro dopo qualche birra di troppo e non solo, e molto altro. Insomma, nello spirito di rifiuto a farsi catalogare, gli Yokoano hanno creato un bel disco personale, strano-stravagante, particolare e caleidoscopico; non dimenticando pungente ed energico. Il gruppo ha iniziato ed è sulla buona strada, musicale e live; aprono per i Punkreas in diverse occasioni, partecipano al Tour primaverile organizzato dalla Canapa e si possono sempre trovare per locali del milanese.
Articolo del
09/05/2010 -
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