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Loimann
Towards Higher Consciousness
2010
One Voice Recordings
di
Giuseppe Celano
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Volendo parafrasarli i Loimann vanno alla ricerca di una coscienza interiore molto profonda o almeno cosi sembra recitare il titolo del loro lavoro. La copertina è in nero e grigio, all’interno mostra una specie di rito con un uomo al centro di un tavolo (operatorio?). Sono in tre ma il loro sound sembra quello di una band con maggiori elementi, più pieno e tondeggiante. È un amalgama densa, un flusso che si apre sulle note dell’intro “bagnato” di “Post Alcholic Adunanza”, titolo meraviglioso a mio avviso. Poi si riparte in modo pesante come l’andatura di un mammut (”Flashover”), ricadendo sotto gli effetti di una sostanza psicotropa che non lascia scampo (”T.H.C.”). Il disco è intervallato da strani intermezzi di meno d’un minuto squarciati da aperture scure e rocciose. Le chitarre sono affett(at)e dal wah-wah mentre la voce di Fabio ricorda, per timbrica ma non per il canto, John Garcia, molto più violento e assolutamente lontano dalla vena blues del singer dei Kyuss. Queste cavalcate siderali, ricche di assolo, viaggiano a velocità variabili, a seconda degli ordini dettati da Fabio, Dario ed Enrico, i tre piloti di questo shuttle impazzito. Phaser e riff circolari sono il propellente di questa band che, grazie ad una sezione ritmica muscolare, macina chilometri in un sentiero psycho-stoner da brivido (”Cryptic Euphoria”).
Articolo del
06/06/2010 -
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