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Behind The Screen
Dust
2009
Myphonic Records
di
Arianna Mossali
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Dieci proiettili a cavallo tra hardcore vecchia scuola e metalcore: è ”Dust”, esordio fulminante dei valdostani Behind The Screen. I ragazzi devono molto ai protagonisti della scena attuale, quali Every Time I Die, Drop Dead Gorgeous e – in parte – Underoath; ma il tocco di modernità che i Behind The Screen riescono ad imprimere alla pur impressionante violenza e aggressività del loro sound, per una volta, non stona affatto. E’ anche vero che gli innesti elettronici, opera del Dj Patrick Marquis, non sono mai particolarmente invasivi: si limitano a qualche breve passaggio (ad esempio nell’intro di ”The Sound Of What I’ve Lost” e nella conclusiva ”Suicide Time”, nettamente più tranquilla rispetto al resto della tracklist) e per il resto mantengono una funzione quasi di missaggio del suono, rendendo le tracce omogenee e amplificandone la potenza; è vero che si perde un po’ del caro vecchio effetto lo-fi, ma non ce ne importa nulla, dato che le luci della ribalta sono tutte per le chitarre frenetiche di François Domaine e Michel Vuillermoz e la voce lacerante di Alessandro Zigliani. La sezione ritmica è interessante, a tratti si inseriscono ritmi un po’ più ampi e rallentati con un chiaro effetto metal, come in ”Echoes”,” The Mermaid’s Song”, “Blood For Blood”. Non a caso, le tracce citate si distinguono per personalità, ma in ogni caso la brevità dell’album e i ritmi più che sostenuti fanno sì che “Dust” scorra via veloce, senza tirare il fiato, prima che subentri il rischio noia. Ma i Behind The Screen possono probabilmente fare ancora di più, e sicuramente li terremo d’occhio in attesa del prossimo album.
Articolo del
12/06/2010 -
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