|
Ma che bello quando dei giovani musicisti riescono a mettere insieme progressive, post rock, atmosfere gotiche e frustate heavy metal, senza dare semplicemente l’impressione di essere molto, ma molto confusi. Utopia? Nossignori, stiamo parlando dei Winter Of Life, sei ragazzi napoletani che suonano insieme dal 2000, e che già nel 2002 si erano segnalati con un primo interessante EP. Questo nuovo full length intitolato ”Mother Madness” narra di come la pazzia pervada le nostre vite e il mondo che ci circonda; in fase di missaggio e registrazione, i WOL si sono avvalsi di collaborazioni prestigiose come quella di Giuseppe Orlando (che ha lavorato con Klimt 1918 e Novembre) e Mika Jussila (HIM, Children Of Bodom, Apocalyptica). ”Mother Madness” è un album complesso e intrigante, una sorta di idra a nove teste, di cui ad ogni ascolto si scopre un nuovo volto. E, statene certi, lo ascolterete molte, moltissime volte prima di stancarvene. La prima impressione che si ha di ”Mattutino” e ”Noumena è quella di un metal molto tirato, le cui ritmiche a tratti rasentano addirittura il thrash; ma, a partire dalla seconda metà di ”Noumena, entrano in scena elementi, per così dire, coreografici e di collegamento, di chiara derivazione prog, influenzati anche da una certa corrente alternative rock, che ultimamente va molto “di moda”, ma ciononostante riesce occasionalmente a produrre qualcosa di buono. Segue la title track, un brano con il quale i Winter Of Life potrebbero tranquillamente tenere testa a nomi di ben altro peso nel settore. La parte successiva è di grande presa, con le chitarre incandescenti di ”Wit Her e la delicata ”Form Of Egotism. ”Be(for)ev(H)er – titolo impossibile a parte – è un brano di classico metal nordico, in parte addolcito dalle tastiere. ”Disillusion è struggente e drammatica, bellissimi i passaggi di chitarra di Dario Bellicoso e Peppe Sgrò. ”Stream Of Unconsciousness è la traccia più cerebrale. ”…As Back Then è introdotta da un malinconico pianoforte, ma si riporta rapidamente in territori prog/gothic metal. A ”If Silence e Vespro è affidata la sferzante conclusione. La voce potente e melodica di Elia Daniele e un certo retrogusto gotico e spettrale, eredità di Novembre e Theatre Des Vampires, impreziosiscono questa fiaba dark degna di ben altri palcoscenici rispetto al perennemente incompreso e bistrattato underground italiano. Unico appunto da fare ai Winter Of Life: una rischiosa tendenza ad allungare un po’ la minestra, che risulterebbe invece molto saporita concentrandosi sugli ingredienti principali delle singole track. Nulla da eccepire, invece, su idee, tecnica e talento. Bravi.
Articolo del
22/06/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|